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I Documenti del Magistero: quale accoglienza?
Di Admin (del 15/06/2010 @ 11:05:16, in Attualitą, linkato 3669 volte)

Di Claudio Circelli
Pubblicato sul Settimanale di Padre Pio, n. 31/2006.

La frase del Vangelo di san Luca, «Chi ascolta voi, ascolta me» (10,16), ci fornisce un’occasione per riflettere sul rapporto tra i documenti del Magistero della Chiesa ed il modo in cui vengono accolti. Purtroppo è fin troppo evidente l’orientamento ad interpretarli liberamente, o a non approfondirli affatto, piuttosto che ad accoglierli con la dovuta deferenza. In questo caso la debita sottomissione non è espressione di una volontà di rinuncia alla propria libertà o di abbandono di ogni spirito critico, ma è un appropriarsi della convinzione che Cristo in persona ha voluto affidare alla Chiesa il compito di educare alle Verità della fede e, naturalmente, di esprimersi su tutte le implicazioni pratiche che essa ha nella vita sociale e politica. Ecco perché chi ascolta la Chiesa ascolta Cristo stesso. La Dei Verbum ricorda, a tal proposito, che solo il Magistero della Chiesa può esercitare tale mandato nel nome di Gesù Cristo. In virtù di ciò, noi cattolici dovremmo accogliere gli ammaestramenti della Chiesa con spirito di docilità e con grande disponibilità di cuore, poiché la ragione fondante di questo atteggiamento remissivo sta nell’obbedienza a Gesù che affida alla Chiesa il delicato compito di insegnare in sua vece: «Chi ascolta voi, ascolta me!».

Purtroppo la maggior parte delle norme liturgiche vengono ignorate quasi ovunque. Un esempio di quanto detto può essere fornito dal comportamento di una buona parte di fedeli e sacerdoti durante la distribuzione dell’Eucaristia. Si può affermare, senza ombra di dubbio, che la Redemptionis Sacramentum è disattesa in molti punti. Questo prezioso documento stabilisce, infatti, che durante la distribuzione dell’Eucaristia è necessario – e sottolineiamo la parola “necessario” che elimina ogni possibile opzione da parte di chi celebra la Santa Messa – usare il piattino allo scopo di accompagnare la mano del sacerdote, impreziosita dalla Santa Particola, al fine di evitare la dispersione dei frammenti del Corpo di Cristo. In quante chiese questa indicazione viene rispettata?

Un’altra irregolarità riguarda lo zelo di quei sacerdoti che istruiscono i fedeli a ricevere la Santa Comunione sulle mani, piuttosto che in bocca, trasformando così – forse in buona fede, forse per semplicioneria –, una facoltà opzionale in una pratica obbligatoria. Quanti vecchietti, oggi, riceverebbero l’Eu­caristia in bocca piuttosto che sulle mani, se i parroci non avessero insistito nel favorire una nuova moda? Senza parlare del fatto che la Comunione ricevuta in mano dà origine a diversi abusi. Alcune volte, infatti, il fedele, che dovrebbe cibarsi del Sacramento davanti al sacerdote, lo mangia altrove, o magari dopo averlo tenuto a lungo nella mano per un eccesso di devozione sentimentale. Inoltre non dobbiamo dimenticare che i riti satanici sono in forte aumento – anche se si parla di questi soltanto quando affiora qualche notizia di cronaca nera con delitto a sfondo diabolico – e la possibilità di profanare il Corpo di Gesù è reale. Infine, quanti di coloro che ricevono Gesù sulla mano fanno dovuta attenzione ai frammenti eucaristici? Se ai frammenti dell’Eucaristia non fa più attenzione la maggior parte dei sacerdoti, si può pretendere che i fedeli vengano educati a ciò? E chi dovrebbe educarli?

Il quadro purtroppo non è tra i migliori, ed è aggravato da una pesante atmosfera di modernismo, al punto tale da funzionare come deterrente contro i fedeli che volessero mettere in pratica le indicazioni della Redemptionis Sacramentum. Tra esse vi leggiamo che la Comunione può anche essere presa in ginocchio e non è lecito negarla; ma chi, pur provando questo desiderio, espressione di una volontà di riverenza nei confronti di Colui che si riceve con l’Ostia santa, oserebbe sfidare il nuovo clima mentale e rischiare un invito ad alzarsi da parte del sacerdote?

Per trovare una soluzione a queste contraddizioni, occorre, sì, una maggiore preparazione culturale da parte di noi cattolici, ma anche una più profonda formazione dei futuri sacerdoti nei seminari. Quegli insegnanti che si ostinano a propinare la loro personale opinione, piuttosto che l’insegnamento della Chiesa, dovrebbero essere rimossi da incarichi così delicati per la futura formazione del clero. Bisogna riacquistare un forte senso di appartenenza alla nostra Santa Madre Chiesa e rinnovare l’obbedienza alla gerarchia e al Santo Padre.

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