Addolorata Santuario
 
 
 - Antefatto
 - racconto del primo prodigio
 - Don Giovanni Sorbellini
 - Testimonianza di Padre Stefano Ignudi
 - Testimonianza di Mademoiselle Anne de Questa
 - Narrazione di una guarigione
 - Epilogo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TESTIMONIANZA DI SUOR MARGHERITA
 

Storia del prodigio della Madonna Addolorata di Campocavallo

Margherita Naranjo era una suora consacrata nel Monastero del Buon Pastore a Valparaiso nel lontano Cile. Lei stessa, espressamente richiesta dal Rettore del Santuario di Campocavallo, don Giovanni Sorbellini, stese una relazione lunga e dettagliata delle sue malattie e della guarigione. Riportiamo alcune parti di detta relazione. “Faccio fede io sottoscritta, Margherita Naranjo, che fin dal 1897, nel qual anno entrai in questa santa Casa, io avevo il polmone sinistro distrutto e vomitavo grande quantità di sangue. In quell’epoca sono stata sì male, che si credette prudente amministrarmi i santi Sacramenti… Allora la malattia ai polmoni fece nuovi progressi, e secondo il giudizio di tre medici, per me non vi era più rimedio alcuno. Le mie consorelle vedendomi alle porte dell’eternità, di nuovo mi fecero amministrare i santi Sacramenti. A questi mali si aggiunse un forte reumatismo gottoso che mi fece soffrire per lungo tempo…Nel 1886 fui attaccata dal colera-morbus…La serie dei mali che mi afflissero era già cominciata e non doveva cessare che miracolosamente, per mano della SS. Vergine dei sette Dolori di Campocavallo, come racconterò. L’anno 1890 mi attaccò un morbo di natura cancrenosa che unito a molteplici altri mali, mi ridusse in stato di estrema desolazione. Il 9 marzo 1891 feci una spaventosa caduta che mi cagionò grandi mali…A tanta copia di sofferenze, si aggiunse un tumore addominale che mi obbligò a stare a letto di permanenza, senza potermi muovere minimamente, all’infuori delle mani… Era venuto in me un miglioramento ma molto limitato…Andai avanti con le mie sofferenze fino al mese di ottobre 1893, quando un giorno, trascinandomi non so dove, mi scivolò il bastone e io ruzzolai giù, facendomi male assai. Questa volta davvero sembrava finita per me. Svenuta e massacrata, fui portata all’infermieria del monastero, ove venne a trovarmi subito il dottore…Ero diventata come una veste vecchia e rattoppata in mille luoghi, che mentre si accomoda alla meglio da una parte, si guasta dall’altra…Il 15 gennaio 1894 l’emoragia crebbe con più forza, come pure i vomiti di sangue. Il dottore mi esortò a non pensare più alla vita, perché non vi era più speranza, ma che avessi solamente messo ogni mio pensiero in Dio e nella SS. Vergine, e così mi furono amministrati i sacramenti dei moribondi. Avevo moto timore di morire soffocata dai vomiti di sangue, e pregavo la SS. Vergine perché mi liberasse da questo genere di morte. Il 23 febbraio ebbi un vomito straordinario di sangue, tanto che sentii il sudore e il gelo della morte…Il medico che mi vide in quel dì, disse che ogni speranza era perduta e che ero molto prossima alla fine della vita mia, la quale chiamerei piuttosto prolungata morte…(Il giorno appresso) venne a me una delle religiose con sembiante allegro e sorridente e mi disse, che, con suo piacere veniva portarmi una cosa molto grande. «Indovina un po’, disse la religiosa, che cosa porto?» Io le sorrisi perché non potevo parlare. Allora trasse fuori un’immagine e una miniatura della SS. Vergine dei sette dolori di Campocavallo, me la diede ed io le strinsi nel mio petto e dissi col cuore: «Madre mia, datemi una morte tranquilla e che sia di giorno, per avere il piacere d’avere intorno a me, nello spirare, le mie buone Madri religiose, e le mie care compagne». Alle 7 della sera venne a visitarmi la Madre Superiora…e mi disse: «Avete preso la miniatura che vi ho mandato?» - Madre mia, risposi io, l’ho sopra al cuore!» - «Sì, va bene, va io ve l’ho mandata, perché la metteste in un po’ d’acqua e la beveste»…Indi a poco, essendosi ritirata la Madre Superiora, venne una religiosa per farmi prendere la miniatura della Madonna Addolorata. Me la posero alle labbra e l’immagine nelle, che io miravo e dicevo: «Madre mia, portatemi in Cielo!». Mentre la religiosa e alcune delle mie compagne, recitavano sette Ave Maria, finite le quali, la Madre mi suggerì alcune parole per prepararmi alla morte, e nel congedarmi, mi disse: «Buona notte, Margherita, ci rivedremo nell’eternità»…Io rimasi molto quieta perché dal momento che bevvi la miniatura cessò il vomito e la tosse che durava da 16 anni! Poi mi venne come un assopimento gradevole, senza dolori, e a mezzanotte sentii come una cosa straordinaria nelle mie vene… La sera del giorno successivo, dando uno sguardo alla Madonna dei sette dolori, le dicevo: «Madre mia, degnati di farmi passare una buona notte, da non farmi risvegliare, se non domani dopo la Messa!». E m’addormentai in verità subito e fu sì placido e regolare il mio sonno, che l’infermiera dubitava fosse il letargo di morte. Alle 7 del mattino fui risvegliata. Oh! Miracolo di Dio operato in me per intercessione della SS. Vergine dei sette dolori! Risvegliata che fui, mi trovai perfettamente sana, senza alcun dolore, come se mai fossi stata inferma!...Cerco di assicurarmi in che stato si trovava il tumore, e, oh!, prodigio sorprendente! M’accorsi che anche questo era completamente scomparso!!...Poco appresso venne una religiosa per sapere il mio stato, e quale fu la sua sorpresa quando le dissi: «Madre sto bene, perfettamente bene, e solo attendo il permesso della nostra Madre Superiora per vestirmi e scendere dal letto! Sento che la Vergine dei sette dolori mi ha fatto un gran miracolo!...»…All’udire che la Superiora m’aveva concesso quanto bramavo, chiesi molto lieta i miei panni e non volli che alcuno m’aiutasse a vestirmi! Quando meno le mie compagne ci pensavano, aprii la porta e con passo franco entrai nella sala da lavoro. Uno spavento indescrivibile assalì le mie compagne che si dicevano tra loro: «Forse la Superiora avrà permesso che Margherita venga a morire qui». Io mi inginocchiai con l’immagine in mano di Colei che aveva operato la mia strepitosa guarigione, e cominciai a recitare l’ufficio dell’Addolorata. Non trovo parole per esprimere il piacere in cui stava allora inondato il mio cuore; giammai io avevo provato somiglianti emozioni. E dopo di essere stata più di un’ora in ginocchio, mi alzai senza provare alcun fastidio. Incominciai allora a correre qua e là per la casa; fui in camera della Madre Superiora e con gli occhi pieni di lacrime la ringraziai per il gran favore d’avermi dato la santa immagine della Madonna di Campocavallo che mi pareva in quel momento essere venuta dall’Italia a Valparaiso solo per me. Tutta la casa prese parte alla mia gioia e ai miei ringraziamenti alla Vergine; quel dì divenne improvvisamente un giorno solenne, poiché in tutte le ore si udivano cantare dalle voci argentine, di più che un centinaio di giovinette, le canzoni più commoventi e più care. Poi io volli far compagnia alla regina dei martiri, facendo la Via Crucis e in questo esercizio era per me un piacere alzarmi in piedi e rimettermi in ginocchio con la massima facilità… In quello stesso giorno venne il R. Cappellano, al quale presentandomi, dissi: «Io sono Margherita!». «Voi Margherita?!...» rispose sorpreso e non credendo ai suoi occhi: «Voi mi ingannate…voi qui?...ma come…non vi portai ieri il santo Viatico?!». «Si Padre, ripresi io, si, sono io stessa…Ho ricevuto la guarigione dalla Vergine dei sette dolori di Campocavallo…Ho preso per bocca una sua piccola immagine toccata nel quadro benedetto, che si venera colà, e ora, come vedete, sono completante guarita!». E il R. Cappellano, confuso e convinto nello stesso tempo, di quanto gli dicevo, disse più volte commosso: «Questo sì che è un gran miracolo!! gran miracolo, gran miracolo!!... Bisogna ringraziare tanto Iddio. Per quello che posso io, vi dico che domani celebrerò il S. Sacrificio del Corpo e del Sangue di Nostro Signore in azione di grazie». Poi quasi fuori di me per il giubilo, continuo a percorrere tutte le stanze del monastero affinché tutti fossero testimoni del grande favore che io avevo ricevuto dalla SS. Vergine Addolorata. Questa meraviglia si diffuse poi per la città e molte persone vennero a vedermi per assicurarsi del fatto e vollero conoscere l’immagine miracolosa che tutti bramavano possedere. Io poi mi posi ad eseguire subito le più gravose fatiche e ho continuato sempre a star bene come al presente godo molta salute. Il dottor Cannon che ha curato Margherita, ha constatato la realtà del miracolo e ha rilasciato sulla sua paziente (che chiamò la risuscitata) queste parole, dicendo spesso queste parole: “Ciò non è opera della medicina, ma solo della mano di Dio”. Ecco il suo attestato: Valparaiso, 11 aprile 1894. “Io attesto che Margherita, una delle penitenti di questo Convento (Monastero del Buon Pastore), soffriva da parecchi anni d’un tumore addominale con grandi perdite di sangue che si avevano con vomiti e altre maniere. L’ammalata era assolutamente incapace di camminare, d’inginocchiarsi, e finalmente fu ridotta a tale stato, che la morte si temeva di giorno in giorno. Mentre durava questo stato, le si procurò un’immagine della SS. vergine di Campocavallo, davanti alla quale pregò. Il giorno appresso, di mattina, ella stava meglio e il posdomani ella poté levarsi dal letto, correre, mettersi in ginocchio senza la minima difficoltà, e, fino a questo giorno, ella non ha cessato di essere sana. La scienza medica non può spiegare questa guarigione. Io non ho mai veduto un fatto somigliante, e io posso dire solamente che Dio che guarisce quando vuole le nostre infermità, ha messo in azione la sua provvidenza in una maniera tutta speciale a favore di questa felice giovane”. Dottor Riccardo Cannon. Lo stesso medico, tre anni dopo, aggiunse all’attestato le seguenti parole: Fino a quest’oggi la Margherita ha goduto d’una buona salute e lavora curando le altre malate del Convento. Valparaiso, 4 settembre 1897. Seguono sette attestati di persone che hanno conosciuto Margherita Naranjo durante la lunga malattia e l’hanno veduta dopo la guarigione. Ne diamo i nomi senza riportarne le parole. Sono: sour Maria di san Carlao, suor Maria del Cuore di Maria, Fais Marchant infermiera, Assunta Lacail, Maria Eufrasia Ibarro, Perpetua Letebier, suor Maria di san Filotea. Tutte le firme sono autenticate da Ramin Angelo Jara, governatore ecclesiastico di Valparaiso, e da Prudenzio Contador, notaio ecclesiastico.

 
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