Addolorata Santuario
 
 
 - Antefatto
 - racconto del primo prodigio
 - Don Giovanni Sorbellini
 - Testimonianza di Padre Stefano Ignudi
 - Testimonianza di Mademoiselle Anne de Questa
 - Narrazione di una guarigione
 - Epilogo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
PRIMO PRODIGIO
 

Storia del prodigio della Madonna Addolorata di Campocavallo

…Era il 16 giugno 1892 ed era giovedì. Si celebrava la solennità del Corpus Domini. Nella chiesuola, in quella mattina, era stata detta la santa Messa, mentre alcune pie e devote persone, per lo più donne, si trattennero a pregare. Quand’ecco una di esse, certa Annunziata Cantarini in Gasparoni, osservando attentamente l’immagine della Madonna, notò goccioline di acqua sul viso della Vergine che apparivano lacrime o rudagioso sudore. Tutti i presenti, alla voce della donna, constatarono lo stesso fatto. Pieni di stupore e di meraviglia si dissero: «La Madonna piange». Fu avvertito il custode della chiesetta, certo Angelo Bevilacqua, detto Simonettello, che coltivava il terreno, nell’ambito del quale era costruita la chiesetta stessa. Questi, a sua volta, pensò di darne notizia al parroco-priore di san Sabino, don Giovanni Battista Batoli, alla cui circoscrizione parrocchiale apparteneva il territorio di Campocavallo (ora non più), e al parroco della Santissima Trinità di Osimo, don Giovanni Sorbellini, che aveva esposto alla pubblica venerazione, nella chiesuola appunto, l’immagine dell’Addolorata. Don Giovanni, che apprese la notizia nel pomeriggio di quello stesso giorno, non corse subito a Campocavallo, ma volle riflettere e decise di recarvisi il giorno dopo, di prima mattina. Così fece. Giunto sul luogo, si fece aprire la chiesetta, celebrò la santa Messa, e al termine si pose ad osservare l’Immagine e constatò che era vero quanto gli era stato riferito. Temendo un’illusione ottica, provò a premere il vetro dal quadro contro l’Immagine: quelle bollicine si schiacciavano. Era veramente acqua. Ma donde veniva? Egli però, come scrisse più tardi nella sua relazione al Vescovo, non vide alcuna lacrima uscire dagli occhi e notò che tutto il quadro, o la maggior parte di esso, era cosparso di bollicine. Alla gente, che è sempre pronta a gridare al miracolo, rispose che al momento la cosa non risultava chiara e che forse il fatto avrebbe potuto trovare una spieagazione naturale. Non disse altro e per la via più breve tornò ad Osimo, cercando di evitare gli incontri con la gente. Intanto la notizia che la “Madonna piangeva” si era sparsa dovunque con la rapidità di un lampo. E fu un accorrere da tutte le parti alla chiesuola di Campocavallo. Prima naturalmente, i contadini del luogo, poi gli abitanti di Osimo, poi quelli dei paesi vicini. In quello stesso giorno, venerdì 17 giugno, la folla dei visitatori si andò infoltendo sempre più dalla mattina al pomeriggio. Verso le 2 dopo mezzogiorno, si sollevò un violento temporale. Le persone, che erano sparse nei presi a commentare i fatti, corsero a ripararsi in chiesa e si asserrarono presso l’altare, che era vicino alla porte. Tutto a un tratto, mentre si recitavano le preghiere, le persone esclamarono, quasi ad una sola voce: «La Madonna muove gli occhi». Questa nuova e inattesa meraviglia ebbe maggior risonanza della prima: le lacrime e il sudore. In pochissimo tempo, la notizia del movimento degli occhi, che continuava ininterrottamente con numerosissime testimonianze, varcò ben presto i confini della Diocesi e della stessa Regione. La notizia si diffuse anche fuori dell’Italia, per tutta l’Europa, e, in progresso di tempo, nel mondo intero (non si esagera). Cominciò un movimento di fedeli, da ogni parte d’Italia e da ogni nazione d’Europa, che andò sempre più intensificandosi, specialmente nelle stagioni più propizie.

 
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