Addolorata Santuario
 
 
 - Antefatto
 - racconto del primo prodigio
 - Don Giovanni Sorbellini
 - Testimonianza di Padre Stefano Ignudi
 - Testimonianza di Mademoiselle Anne de Questa
 - Narrazione di una guarigione
 - Epilogo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ALLA FINE IL VESCOVO PENSO' A DON GIOVANNI SORBELLINI
 

Storia del prodigio della Madonna Addolorata di Campocavallo

Le persone chiesero al Vescovo un sacerdote per assolvere l’incarico delle confessioni e della celebrazione della santa Messa. Il Vescovo alla fine pensò a don Giovanni Sorbellini, parroco al Sacramento e rettore del Santuario di Nostra Signora del Sacro Cuore, ancor giovane d’età e robusto. Lo nominò rettore del nascente Santuario di Campocavallo il 9 luglio 1892. La chiesuola infatti sarebbe stata troppo angusta e piccola per poter contenere le masse dei fedeli che invadevano i dintorni e irrompevano come maree. Allora don Giovanni pensò e decise di elevare un padiglione all’aperto e ad esso appendere il quadro della Madonna. Così la sacra Immagine poteva essere vista da vicino e mirata da lontano. Molti, per meglio vedere, si munivano di binocoli. Il movimento degli occhi continuava e durò per diversi anni. E a vedere lo stesso movimento miracoloso non erano soltanto singole persone, ma interi gruppi. Grandi e piccoli, uomini e donne, gente colta e contadini analfabeti; tutti vedevano nello stesso modo. Com’è ovvio del resto, alcuni vedevano, altri no. E’ difficile stabilire una proporzione. Però, nel libretto dal titolo: Le Meraviglie, si legge che su cinque persone dello stesso gruppo, tre vedevano e due non scorgevano nulla; oppure, tra due persone, madre e figlia, la seconda vedeva mentre la prima non vedeva nulla. Fuori, all’aperto, era impossibile ottenere il silenzio. Ognuno usciva in esclamazioni di meraviglia. Vi era chi piangeva, chi gridava, chi si raccomandava, chi chiedeva una grazia, una guarigione. E questo avveniva, come si è detto, anche all’interno della chiesuola, dove si celebravano le sacre funzioni. Per ottenere il silenzio, non vi era altro modo che coprire la sacra Immagine con un velo. Allora la santa Messa si poteva celebrare con tutta tranquillità, mentre la sacra liturgia seguiva il suo corso tra l’attenzione devota dei fedeli. I dintorni della chiesetta, per largo raggio, erano invasi non solo dalla gente, ma dalle carrozze e dai cavalli. Le strade erano intasate e la gente si riversava per la circostante campagna o si sedeva all’ombra degli alberi. Infatti, in quella bassa località (appena 44 metri sul livello del mare) la stagione estiva è particolarmente calda. In quei giorni a Campocavallo (estate 1892) non si parlava soltanto italiano, ma francese, inglese e tedesco. Come dicemmo, il Vescovo nominò rettore del nascente Santuario don Giovanni Sorbellini: era il 24° giorno dall’inizio dei fatti. Don Giovanni accettò subito la nomina, perché per lui l’obbedire era come la fede: non si poteva mettere in discussione. Si trasferì a Campocavallo, prendendo alloggio nelle stanzette annesse alla chiesuola. Là egli riceveva la gente, ascoltava le confessioni, accoglieva i doni tenendo nota dei nomi degli offerenti, segnava le intenzioni di Messe, stendeva l cronaca degli avvenimenti; là prendeva i pasti, là riposava quando poteva. Infatti la chiesuola si apriva alle ore 4 e anche alle 3 di mattina e non si chiudeva mai prima delle 10-11 di sera, talora anche a mezzanotte e più. Era un lavoro immane, spirituale e materiale insieme, che solo una fede inconcussa come la sua, una carità ardente e inesausta, una fermezza di carattere che non trovava l’uguale, poté sopportare.

 
Santuario B.V. Addolorata Via Cagiata 101 60027 - Campocavallo di Osimo (AN)
Telefono: 071-7133003 ffi.campocavallo
Conto Corrente Postale: n° 17007600 – intestato a: Santuario della B.V. di Campocavallo