Storia del prodigio della Madonna Addolorata di Campocavallo
L’antefatto (origine della chiesetta del prodigio).
Una ventina d’anni prima che avvenissero i fatti che narreremo, un tale Nazzareno Taddioli aveva acquistato un fondo rustico, che era appartenuto anticamente al monastero delle suore Benedettine di Osimo. Quel fondo aveva per confine nord la strada di Jesi e per confine est lo Stradone di Recanati. Chi si fosse posto in mezzo al crociale lo avrebbe veduto in direzione di Passatempo Montefano.
Il Taddioli, che aveva acquistato il fondo con l’intenzione di ritirarvisi a vita privata col trascorrere degli anni, e che era, del resto, persona molto religiosa e pia, pensò di costruire una chiesetta accanto alla casa colonica, con la sua piccola sacristia, un minuscolo ripostiglio, e due o tre stanzette, in due piani, per abitazione di un sacerdote.
Egli intendeva, con questo, crearsi la possibilità di soddisfare ai propri doveri religiosi e di offrire ai contadini del contorno un’occasione favorevole, senza dover andare a san Sabino, dov’era la chiesa parrocchiale, o ad Osimo, che era più lontana e meno comoda. 
La costruzione della chiesetta fu fatta senza disegno né arte. Quattro muri di mattoni comuni tenuti insieme con malta di dubbia consistenza, malamente intonacati dentro e fuori; una porta d’ingresso alla chiesa e una porticina per la sacristia, due o tre finestre per la luce. Il tutto sormontato da un rozzo tetto con travi in vista, tavole e coppi.
Quella chiesetta, col decorrere del tempo, ebbe restauri, specialmente agli intonaci, e qualche piccola modifica o aggiunta, come il soffitto, ma sostanzialmente rimase come era stata costruita all’inizio.
L’altare con la balaustra rimase ancora per lungo tempo, finché anche questo fu del tutto soppresso dai poco provveduti successori di Don Giovanni. Oggi quella parete, interamente nuda, porta una lapide che ricorda i fatti avvenuti.
La Chiesetta (chiamata oggi, del Prodigio) è tutt’ora visitabile e ogni 16 del mese vengono celebrate le funzioni serali al suo interno. Dal 2005 al 2007 (chiuso il Santuario per i lavori di restauro) è servita per celebrare le funzioni di tutta la comunità parrocchiale.
Ritornando alla storia, il Taddioli e i contadini insieme chiesero al Vescovo diocesano, allora Mons. Michele Seri-Molini, di avere un sacerdote per la messa domenicale e dopo varie incomprensioni l’ottennero nella persona di don Giovanni Sorbellini, che era stato ordinato sacerdote nel 1883, all’età di 24 anni e 5 mesi, ed era stato prima mansionario in Cattedrale, e successivamente, alla morte di don Sante Giorgetti, parroco alla Santissima Trinità di Osimo, detta anche chiesa del Sacramento.
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