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\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 31/03/2010 @ 12:23:00, in Testimonianze, linkato 6072 volte)
IMPRIMATUR
E Vicariatu Urbis, die 9 aprilis 1952

Aloysius Traglia
Archiep. Caesarien. Vicesgerens

Clara e Annetta, giovanissime, lavoravano in una Ditta commerciale a *** (Germania).
Non erano legate da profonda amicizia, ma da semplice cortesia. Lavoravano ogni giorno l'una accanto all'altra e non poteva mancare uno scambio di idee. Clara si dichiarava apertamente religiosa e sentiva il dovere d'istruire e richiamare Annetta, quando questa si dimostrava leggera e superficiale in fatto di religione.
Trascorsero qualche tempo assieme; poi Annetta contrasse matrimonio e si allontanò dalla Ditta. Nell'autunno di quell'anno. Clara trascorreva le vacanze in riva al lago di Garda. Verso la metà di settembre la mamma le mandò dal paese natìo una lettera: «E’ morta Annetta E’ rimasta vittima di un incidente automobilistico. L' hanno sepolta ieri nel "Waldfriedhof'».
La notizia spaventò la buona signorina, sapendo che l'amica non era stata tanto religiosa. - Era preparata a presentarsi davanti a Dio? ... Morendo all'improvviso, come si sarà trovata ?... -
L'indomani ascoltò la S. Messa e fece anche la Comunione in suo suffragio, pregando fervorosamente. La notte, dieci minuti dopo la mezzanotte, ebbe luogo la visione...

"Clara. non pregare per me! Sono dannata! Se te lo comunico e te ne riferisco piuttosto lungamente. non credere che ciò avvenga a titolo d'amicizia. Noi qui non amiamo più nessuno. Lo faccio come costretta. Lo faccio come "parte di quella potenza che sempre vuole il male e opera il bene".
In verità vorrei vedere anche te approdare a questo stato, dove io ormai ho gettato l'ancora per sempre.
Non stizzirti di questa intenzione. Qui,noi pensiamo tutti cosi. La nostra volontà è impietrita nel male in ciò che voi appunto chiamate "male" -. Anche quando noi facciamo qualche cosa di "bene", come io ora spalancandoti gli occhi sull'Inferno, questo non avviene con buona intenzione.
Ti ricordi ancora che quattro anni fa ci siamo conosciute a **** Contavi allora 23 anni e ti trovavi colà già da mezz'anno quando ci arrivai io.
Tu mi hai levata da qualche impiccio; come a principiante, mi hai dato dei buoni indirizzi. Ma che vuol dire "buono"?
Io lodavo il tuo "amore del prossimo". Ridicolo! Il tuo soccorso derivava da pura civetteria, come, del resto, io sospettavo già fin d'allora. Noi non conosciamo qui nulla di buono. In nessuno.
Il tempo della mia giovinezza lo conosci. Certe lacune le riempio qui.
Secondo il piano dei miei genitori, a dire il vero, non sarei neanche dovuta esistere."Capitò loro appunto una disgrazia". Le mie due sorelle contavano già 14 e 15 anni, quando io tendevo alla luce.
Non fossi mai esistita! Potessi ora annientarmi, sfuggire a questi tormenti! Nessuna voluttà uguaglierebbe quella con cui lascerei la mia esistenza; come un vestito di cenere, che si perde nel nulla.
Ma io devo esistere. Devo esistere così, come mi sono fatta io: con una esistenza fallita.
Quando papà e mamma, ancora giovani, si trasferirono dalla campagna in città, ambedue avevano perduto il contatto con la Chiesa. E fu meglio così.
Simpatizzarono con la gente non legata alla Chiesa. Si erano conosciuti in un ritrovo danzante e mezz'anno dopo "dovettero"sposarsi.
Nella cerimonia nuziale rimase attaccata a loro tant'acqua santa, che la mamma si recava in chiesa alla Messa domenicale un paio di volte l'anno. Non mi ha mai insegnato a pregare davvero. Si esauriva nella cura quotidiana della vita, benché la nostra situazione non fosse disagiata.
Parole, come Messa, istruzione religiosa, Chiesa, le dico con una ripugnanza interna senza pari. Aborrisco tutto questo, come odio chi frequenta la Chiesa e in genere tutti gli uomini e tutte le cose.

Odio verso Dio

Da tutto, infatti, ci deriva tormento. Ogni cognizione ricevuta in punto di morte, ogni ricordo di cose vissute o sapute, è per noi una fiamma pungente.
E tutti i ricordi ci mostrano quel lato che in essi era grazia e che noi sprezzammo.Quale tormento è questo! Noi non mangiamo, non dormiamo, non camminiamo coi piedi. Spiritualmente incatenati, guardiamo inebetiti "con urla e stridor di denti" la nostra vita andata in fumo: odiando e tormentati!
Senti? Noi qui beviamo l'odio come acqua. Anche l'uno verso l'altro.
Soprattutto noi odiamo Dio.Te lo voglio rendere comprensibile.
I Beati in Cielo devono amarlo, perché essi lo vedono senza velo, nella sua bellezza abbagliante. Ciò li beatifica talmente, da non poterlo descrivere. Noi lo sappiamo e questa cognizione ci rende furibondi.
Gli uomini in terra, che conoscono Dio dalla creazione e dalla rivelazione, possono amarlo; ma non ne sono costretti.
Il credente - lo dico digrignando i denti - il quale, meditabondo, contempla Cristo in croce, con le braccia stese, finirà con l'amarlo.
Ma colui, al quale Dio si avvicina solo nell'uragano, come punitore, come giusto vendicatore, perché un giorno fu da lui ripudiato, come avvenne di noi. Costui non può che odiarlo, con tutto l'impeto della sua malvagia volontà, eternamente, in forza della libera accettazione con la quale, morendo, abbiamo esalato l'anima nostra e che neppure ora ritiriamo e non avremo mai la volontà di ritirarla.
Comprendi ora perché l'Inferno dura eternamente? Perché la nostra ostinazione giammai si scioglierà da noi.
Costretta, aggiungo che Dio è misericordioso persino verso di noi. Dico "costretta", poiché anche se dico queste cose volutamente, pure non mi è permesso di mentire, come volentieri vorrei. Molte cose le affermo contro la mia volontà. Anche la foga d'improperi, che vorrei vomitare, la devo strozzare.
Dio fu misericordioso verso di noi col non lasciare esaurire sulla terra la nostra malvagia volontà, come noi saremmo stati pronti a fare. Ciò avrebbe aumentato le nostre colpe e le nostre pene. Egli ci fece morire anzi tempo, come me, o fece intervenire altre circostanze mitiganti.
Ora egli si dimostra misericordioso verso di noi col non costringerci ad avvicinarci a lui più di quanto lo siamo in questo remoto luogo infernale; ciò diminuisce il tormento.
Ogni passo che mi portasse più vicino a Dio, mi cagionerebbe una pena maggiore di quella che a te recherebbe un passo più vicino ad un rogo ardente.
Ti sei spaventata, quando io una volta, durante il passeggio, ti raccontai che mio padre, pochi giorni avanti la tua prima Comunione, mi aveva detto: "Annettina, cerca di meritarti un bel vestitino: il resto è una montatura".
Per il tuo spavento quasi mi sarei perfino vergognata. Ora ci rido sopra.
L'unica cosa ragionevole in quella montatura era che ci si ammetteva alla Comunione solo a dodici anni. Io allora ero abbastanza presa dalla mania dei divertimenti mondani, così senza scrupoli mettevo in un canto le cose religiose e non diedi grande importanza alla prima Comunione.
Che parecchi bambini vadano ora alla Comunione già a sette anni, ci mette in furore. Noi facciamo di tutto per dare ad intendere alla gente che ai bambini manca una cognizione adeguata. Essi devono prima commettere alcuni peccati mortali.
Allora la bianca Particola non fa più in essi gran danno, come quando nei loro cuori vivono ancora la fede, la speranza e la carità - puh! questa roba - ricevute nel Battesimo. Ti ricordi come abbia già sostenuto sulla terra questa opinione?
Ho accennato a mio padre. Egli era sovente in lite con la mamma. Te ne feci allusione solo raramente; me ne vergognavo. Cosa ridicola la vergogna del male! Per noi qui tutto è lo stesso.
I miei genitori neanche dormivano più nella medesima camera; ma io con la mamma e il papà nella camera attigua, dove poteva rincasare liberamente a qualsiasi ora. Beveva molto; in tal modo scialacquava il nostro patrimonio. Le mie sorelle erano ambedue impiegate e abbisognavano esse stesse, dicevano, del denaro che guadagnavano. La mamma cominciò a lavorare per guadagnare qualche cosa.
Nell'ultimo anno di vita papà batteva spesso la mamma, quando lei non gli voleva dar nulla. Verso di me, invece, fu sempre amorevole. Un giorno - te l'ho raccontato e tu, allora, ti sei urtata del mio capriccio (di che cosa non ti sei urtata nei miei riguardi?) - un giorno dovette portare indietro, per ben due volte, le scarpe comprate, perché la forma e i tacchi non erano per me abbastanza moderni.
La notte in cui mio padre fu colpito da apoplessia mortale, avvenne qualche cosa che io per timore di una interpretazione disgustosa non riuscii a confidarti. Ma ora devi saperlo. E’ importante per questo: allora per la prima volta fui assalita dal mio spirito tormentatore attuale.
Dormivo in una camera con mia madre: i suoi respiri regolari dicevano il suo profondo sonno.
Quand'ecco mi sento chiamare per nome.
Una voce ignota mi dice: "Che sarà se muore papà?

L’amore nelle anime in stato di grazia

Non amavo più mio padre, dacché trattava così villanamente la mamma; come del resto non amavo fin d'allora assolutamente nessuno, ma ero solamente, affezionata ad alcune persone. che erano buone verso di me. L'amore senza speranza di contraccambio terreno vive solo nelle anime in stato di Grazia. E io non lo ero.
Così risposi alla misteriosa domanda.senza darmi conto donde venisse: "Ma non muore mica!".
Dopo una breve pausa, di nuovo la stessa domanda chiaramente percepita. "Ma non muore mica!" mi scappò ancora di bocca, bruscamente.
Per la terza volta fui richiesta: "Che cosa sarà se muore tuo padre?". Mi si presentò alla mente come papà spesso veniva a casa piuttosto ubriaco, strepitava, maltrattava la mamma e come egli ci aveva messo in una condizione umiliante dinanzi alla gente. Perciò gridai indispettita: "E gli sta bene!". Allora tutto tacque.La mattina seguente, quando la mamma volle mettere in ordine la stanza del babbo, trovò la porta chiusa a chiave. Verso mezzogiorno si forzò la porta. Mio padre,mezzo vestito, giaceva cadavere sul letto. Nell'andare a prendere la birra in cantina.doveva essersi buscato qualche accidente. Era già da lungo tempo malaticcio.
Marta K... e tu mi avete indotta a entrare nell' Associazione delle Giovani. Veramente non ho mai nascosto che trovavo abbastanza intonate con la moda parrocchiale le istruzioni delle due direttrici, le signore X...
I giuochi erano divertenti. Come sai, vi ebbi subito una parte direttiva. Ciò mi andava a genio.
Anche le gite mi piacevano. Mi lasciai perfino indurre alcune volte ad andare alla Confessione e alla Comunione.
A dire il vero, non avevo nulla da confessare. Pensieri e discorsi per me non avevano importanza. Per azioni più grossolane, non ero abbastanza corrotta.
Tu mi ammonisti una volta: "Anna, se non preghi, vai alla perdizione!".
Io pregavo davvero poco e anche questo, solo svogliatamente.
Allora tu avevi purtroppo ragione. Tutti coloro che bruciano nell'Inferno non hanno pregato o non hanno pregato abbastanza.

Il primo passo verso Dio

La preghiera è il primo passo verso Dio. E rimane il passo decisivo. Specialmente la preghiera a Colei che fu Madre di Cristo.il nome della quale noi non nominiamo mai.
La devozione a Lei strappa al demonio innumerevoli anime, che il peccato gli consegnerebbe infallibilmente nelle mani.
Proseguo il racconto consumandomi d’ira. E' solo perché devo. Pregare è la cosa più facile che l'uomo possa fare sulla terra. E proprio a questa cosa facilissima Dio ha legato la salvezza di ognuno.
A chi prega con perseveranza Egli a poco a poco dà tanta luce, lo fortifica in maniera tale, che alla fine anche il peccatore più impantanato si può definitivamente rialzare. Fosse pure ingolfato nella melma fino al collo.

Negli ultimi tempi della mia vita non ho più pregato come di dovere e così mi sono privata delle grazie, senza le quali nessuno può salvarsi.
Qui non riceviamo più nessuna grazia. Anzi, quand'anche le ricevessimo, le rifiuteremmo cinicamente. Tutte le fluttuazioni dell'esistenza terrena sono cessate in quest'altra vita.
Da voi sulla terra l'uomo può salire dallo stato di peccato allo stato di Grazia e dalla Grazia cadere nel peccato, spesso per debolezza, talvolta per malizia.
Con la morte questo salire e scendere finisce, perché ha la sua radice nella imperfezione dell'uomo terreno. Ormai abbiamo raggiunto lo stato finale.
Già col crescere degli anni i cambiamenti divengono più rari. E’ vero, fino alla morte si può sempre rivolgersi a Dio o rivolgergli le spalle. Eppure, quasi trascinato dalla corrente, l'uomo, prima del trapasso, con gli ultimi deboli resti della volontà, si comporta come era abituato in vita.
La consuetudine, buona o cattiva, diviene una seconda natura. Questa lo trascina con sé.
Cosi avvenne anche a me. Da anni vivevo lontana da Dio. Per questo nell'ultima chiamata della Grazia mi risolvetti contro Dio.
Non fu il fatto che peccassi spesso a esser fatale per me, ma che io non volli più risorgere.
Tu mi hai più volte ammonita di ascoltare le prediche, di leggere libri di pietà.
"Non ho tempo", era la mia risposta ordinaria. Non ci mancava altro per aumentare la mia incertezza interna!
Del resto devo constatare questo: dal momento che la cosa era ormai cosi avanzata, poco prima della mia uscita dall'Associazione delle Giovani, mi sarebbe riuscito enormemente gravoso mettermi su un'altra via. Io mi sentivo malsicura ed infelice. Ma davanti alla conversione si ergeva una muraglia.
Tu non lo devi aver sospettato. Tu te l'eri rappresentata così semplice, quando un giorno mi dicesti: "Ma fa una buona confessione, Anna, e tutto è a posto".
Io sentivo che sarebbe stato così. Ma il mondo, il demonio, la carne mi tenevano già troppo saldamente nei loro artigli.

Il demonio influisce sulle persone

All'influsso del demonio non credetti mai. E ora attesto che egli influisce gagliardamente sulle persone che si trovano nella condizione in cui mi trovavo io allora.
Soltanto molte preghiere, di altri e di me stessa, congiunte con sacrifici e sofferenze, mi avrebbero potuta strappare da lui. E anche ciò, a poco a poco. Se ci sono pochi ossessi esternamente, di ossessi internamente ce n'è un formicaio. Il demonio non può rapire la libera volontà a coloro che si danno al suo influsso. Ma in pena della loro, per dir così, metodica apostasia da Dio, questi permette che il "maligno" si annidi in essi.
lo odio anche il demonio. Eppure egli mi piace, perché cerca di rovinare voialtri; odio lui e i suoi satelliti, gli spiriti caduti con lui al principio del tempo.
Essi si contano a milioni. Girovagano per la terra, densi come uno sciame di moscerini, e voi neanche ve ne accorgete.
Non tocca a noi riprovati di tentarvi; questo è ufficio degli spiriti decaduti.
Veramente ciò accresce ancor più il tormento ogni volta che essi trascinano quaggiù all'Infemo un'anima umana. Ma che cosa non fa l'odio?
Benché io camminassi per sentieri lontani da Dio, Dio mi seguiva.
Preparavo la via alla Grazia con atti di carità naturale, che compivo non di rado per inclinazione del mio temperamento.
Talvolta Dio mi attirava in una chiesa. Allora sentivo come una nostalgia. Quando curavo la mamma malaticcia, nonostante il lavoro d'ufficio durante il giorno, e in certo modo mi sacrificavo davvero, questi allettamenti di Dio agivano potentemente.
Una volta, nella chiesa dell'ospedale, in cui tu mi avevi condotta durante la pausa del mezzogiorno, mi venne qualcosa addosso che sarebbe bastato un solo passo per la mia conversione: io piansi!
Ma poi la gioia del mondo passava di nuovo come un torrente sopra la Grazia.
Il grano soffocava tra le spine.

L'ultimo rifiuto

Con la dichiarazione che la religione è affare di sentimento, come si diceva sempre in ufficio, cestinai anche questo invito della Grazia come tutti gli altri.
Una volta tu mi rimproverasti perché invece di una genuflessione fino a terra, feci appena un informe inchino, piegando il ginocchio. Tu Io ritenesti un atto di pigrizia. Non sembrasti neppur sospettare
che io fin d'allora non credevo più nella presenza di Cristo nel Sacramento.
Ora ci credo, ma solo naturalmente,come si crede in un temporale di cui si scorgono gli effetti.
Intanto mi ero accomodata io stessa una religione a mio modo.
Sostenevo l'opinione, che da noi in ufficio era comune, che l'anima dopo la morte risorga in un altro essere. In tal modo continuerebbe a pellegrinare senza fine.
Con ciò l'angosciosa questione dell'al di là era insieme messa a posto e resa a me innocua.
Perché tu non mi hai ricordato la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro, in cui il narratore, Cristo, manda, immediatamente dopo la morte, l'uno all'Inferno e l'altro in Paradiso?... Del resto, che cosa avresti ottenuto? Nulla di più che con gli altri tuoi discorsi di bigottismo!
A poco a poco mi creai io stessa un Dio; sufficientemente dotato da essere chiamato Dio; lontano abbastanza da me, da non dover mantenere nessuna relazione con lui; vago abbastanza da lasciarsi, secondo il bisogno, senza mutar la mia religione, paragonare a un dio panteistico del mondo, oppure da lasciarsi poetizzare come un dio solitario. Questo Dio non aveva nessun Inferno da infliggermi. Lo lasciavo in pace. In ciò consisteva la mia adorazione per Lui.
Ciò che piace si crede volentieri. Nel corso degli anni mi tenni abbastanza convinta della mia religione. In questo modo si poteva vivere.
Una cosa soltanto mi avrebbe spezzato la cervice: un lungo, profondo dolore. E questo dolore non venne!
Comprendi ora cosa vuol dire: "Dio castiga quelli che ama!"
Era una domenica di luglio, quando l'Associazione delle Giovani organizzò una gita a * * *. La gita mi sarebbe piaciuta. Ma questi insulsi discorsi, quel fare da bigotti!
Un altro simulacro ben diverso da quello della Madonna di * * * stava da poco tempo sull'altare del mio cuore. L'aitante Max N... del negozio attiguo. Poco tempo prima avevamo scherzato assieme più volte.
Appunto per quella domenica egli mi aveva invitata ad una gita. Quella con cui andava di solito, giaceva malata all'ospedale.
Egli aveva ben capito che gli avevo messo gli occhi addosso. Sposarlo non ci pensavo allora. Era bensì agiato, ma si comportava troppo gentilmente con tutte le ragazze. E io, fino a quel tempo, volevo un uomo che appartenesse unicamente a me. Non solo essere moglie, ma moglie unica. Un certo galateo naturale, infatti, l'ebbi sempre.
Nella su accennata gita Max si profuse in gentilezze. Eh! già, non si tennero mica delle conversazioni pretesche come tra voialtre!

Dio "pesa" con precisione

Il giorno seguente, in ufficio, tu mi facesti dei rimproveri, perché non ero venuta con voi a ***. lo ti descrissi il mio divertimento di quella domenica.
La tua prima domanda fu: "Sei stata alla Messa?". Sciocchina! Come potevo, dato che la partenza era già fissata per le sei?!
Sai ancora come io, eccitata, aggiunsi: "Il buon Dio non ha una mentalità così piccina come i vostri pretacci!".
Ora devo confessare: Dio, nonostante la sua infinita bontà, pesa le cose con maggior precisione che tutti i preti.
Dopo quella giornata con Max, venni ancora una volta nell'Associazione: a Natale, per la celebrazione della festa. C'era qualche cosa che mi allettava a tornare. Ma internamente mi ero già allontanata da voialtre.
Cinema, ballo, gite si avvicendavano senza tregua. Max e io bisticciammo alcune volte, ma seppi incatenarlo di nuovo a me.
Molestissirna mi riuscì l'altra amante, che tornata dall'ospedale si comportò come un'ossessa. Veramente per mia fortuna: poiché la mia nobile calma fece potente impressione su Max, che fini col decidere che io fossi la preferita.
Avevo saputo rendergliela odiosa, parlando freddamente: all'esterno positiva, nell'interno vomitando veleno. Tali sentimenti e tale contegno preparano eccellentemente per l'Inferno. Sono diabolici nel più stretto senso della parola.
Perché ti racconto ciò? Per riferire come io mi staccai definitivamente da Dio.
Non già del resto, che tra me e Max si fosse arrivati molto spesso fino agli estremi della familiarità. Comprendevo che mi sarei abbassata ai suoi occhi, se mi fossi lasciata andare del tutto, prima del tempo; perciò mi seppi trattenere.
Ma in sé, ogni volta che lo ritenevo utile, ero sempre pronta a tutto. Dovevo conquistare Max. A tale scopo nulla era troppo caro. Inoltre, a poco a poco, ci amavamo possedendo ambedue non poche preziose qualità, che ci facevano stimare vicendevolmente. lo ero abile, capace, di piacevole compagnia. Così mi tenni saldamente in mano Max e riuscii, almeno negli ultimi mesi prima del matrimonio, a essere l'unica a possederlo.

"Mi ritenevo cattolica..."

In ciò consistette la mia apostasìa a Dio: elevare una creatura a mio idolo. In nessuna cosa può avvenire questo, in modo che abbracci tutto, come nell'amore di una persona dell'altro sesso, quando quest'amore rimane arenato nelle soddisfazioni terrene.
E’ questo che forma la sua attrattiva. il suo stimolo e il suo veleno.
L"'adorazione", che io tributavo a me stessa nella persona di Max, divenne per me religione vissuta.
Era il tempo in cui in ufficio mi scagliavo velenosa contro i chiesaioli, i preti, le indulgenze, il biascichio dei rosari e simili sciocchezze.
Tu hai cercato, più o meno argutamente, di prendere le difese di tali cose. Apparentemente, senza sospettare che nel più intimo di me non si trattava, in verità, di queste cose, io cercavo piuttosto un sostegno contro la mia coscienza  allora avevo bisogno di un tale sostegno per giustificare anche con la ragione la mia apostasìa.
In fondo in fondo, mi rivoltavo contro Dio. Tu non lo comprendesti; mi ritenevo ancora cattolica. Volevo anzi essere chiamata così; pagavo perfino le tasse ecclesiastiche. Una certa "contro-assicurazione", pensavo, non poteva nuocere.
Le tue risposte può darsi alle volte abbiano colpito nel segno. Su di me non facevano presa, perché tu non dovevi avere ragione.
A causa di queste relazioni falsate fra noi due, fu meschino il dolore del nostro distacco, allorché ci separammo in occasione del mio matrimonio.
Prima dello sposalizio mi confessai e comunicai ancora una volta. Era prescritto. lo e mio marito su questo punto la pensavamo ugualmente. Perché non avremmo dovuto compiere questa formalità? Anche noi la compimmo come le altre formalità.
Voi chiamate indegna una tale Comunione. Ebbene, dopo quella Comunione "indegna", io ebbi più calma nella coscienza. Del resto fu anche l'ultima.
La nostra vita coniugale trascorreva, in genere, quanto mai in grande armonia. Su tutti i punti di vista noi eravamo dello stesso parere. Anche in questo: che non volevamo addossarci il peso dei figli. Veramente mio marito ne avrebbe volentieri voluto uno; non di più, si capisce. Alla fine io seppi distoglierlo anche da questo desiderio.
Vestiti, mobili di lusso, ritrovi da tè, gite e viaggi in auto e simili distrazioni mi importavano di più.
Fu un anno di piacere sulla terra quello trascorso tra il mio sposalizio e la mia repentina morte.
Ogni domenica andavamo fuori in auto, oppure facevamo visite ai parenti di mio marito. Essi galleggiavano alla superficie dell'esistenza, né più né meno di noi.
Internamente, si capisce, non mi sentii mai felice, per quanto esternamente ridessi. C'era sempre dentro di me qualche cosa d'indeterminato, che mi rodeva. Avrei voluto che dopo la morte, la quale naturalmente doveva essere ancora molto lontana, tutto fosse finito.
Ma è proprio cosi, come un giorno, da bambina, sentii dire in una predica: che Dio premia ogni opera buona che uno compie e, quando non la potrà ricompensare nell'altra vita, lo farà sulla terra.
Inaspettatamente ebbi un'eredità dalla zia Lotte. A mio marito riuscì felicemente di portare il suo stipendio a una cifra notevole. Così potei sistemare la nuova abitazione in modo attraente.
La religione non mandava più che da lontano la sua voce, scialba, debole ed incerta.
I caffè della città, gli alberghi, in cui andavamo durante i viaggi, non ci portavano certamente a Dio.
Tutti coloro che frequentavano quei luoghi, vivevano, come noi, dall'esterno all'interno, non dall'interno all'esterno.
Se nei viaggi delle ferie visitavamo qualche chiesa, cercavamo di ricrearci nel contenuto artistico delle opere. L'alito religioso che spiravano, specialmente quelle medioevali, sapevo neutralizzarlo col criticare qualche circostanza accessoria: un frate converso impacciato o vestito in modo non pulito, che ci faceva da cicerone; lo scandalo che dei monaci, i quali volevano passare per pii, vendessero liquori; l'eterno scampanio per le sacre funzioni, mentre non si tratta che di far soldi...

Il fuoco dell'inferno

Così seppi continuamente scacciare da me la Grazia ogni volta che bussava.
Lasciavo libero sfogo al mio malumore in modo particolare su certe rappresentazioni medioevali dell'Inferno nei cimiteri o altrove. nelle quali il demonio arrostisce le anime in braghe rosse e incandescenti, mentre i suoi compagni, dalle lunghe code, gli trascinano nuove vittime. Clara! L'Inferno si può sbagliare a disegnarlo, ma non si esagera mai!
Il fuoco dell'Inferno l'ho sempre preso di mira in modo speciale. Tu lo sai come durante un alterco, in proposito. ti tenni una volta un fiammifero sotto il naso e ti dissi con sarcasmo: "Ha questo odore?".
Tu spegnesti in fretta la fiamma. Qui non la spegne nessuno. lo ti dico: il fuoco di cui si parla nella Bibbia, non significa tormento della coscienza. Fuoco è fuoco! è da intendersi letteralmente ciò che ha detto Lui: "Via da me, maledetti, nel fuoco eterno!". Letteralmente.
"Come può lo spirito essere toccato da fuoco materiale", domanderai. Come può l'anima tua soffrire sulla terra quando ti metti il dito sulla fiamma? Difatti non brucia l'anima; eppure che tormento ne prova tutto l'individuo!
In modo analogo noi qui siamo spiritualmente legati al fuoco, secondo la nostra natura e secondo le nostre facoltà. L'anima nostra è priva del suo naturale battito d'ala, noi non possiamo pensare ciò che vogliamo né come vogliamo.
Non meravigliarti di queste mie parole. Questo stato, che a voialtri non dice nulla mi riarde senza consumarmi.
Il nostro maggior tormento consiste nel sapere con certezza che noi non vedremo mai Dio.
Come può questo tormentare tanto, dal momento che uno sulla terra rimane così indifferente?
Fintanto che il coltello giace sulla tavola, ti lascia fredda. Si vede quanto è affilato, ma non lo si prova. Immergi il coltello nella carne e ti metterai a gridare dal dolore.  Adesso noi sentiamo la perdita di Dio, prima la pensavamo soltanto.
Non tutte le anime soffrono in misura uguale.
Con quanta maggior cattiveria e quanto più sistematicamente uno ha peccato, tanto più grave pesa su di lui la perdita di Dio e tanto più lo soffoca la creatura di cui ha abusato.
I cattolici dannati soffrono di più che quelli di altre religioni, perché essi per lo più ricevettero e calpestarono più grazie e più luce.  Chi più seppe, soffre più duramente di chi conobbe meno. Chi peccò per malizia, patisce più acutamente di chi cadde per debolezza.

L'abitudine: una seconda natura

Mai nessuno patisce più di quello che ha meritato. Oh, se non fosse vero ciò, io avrei un motivo d'odiare!
Tu mi dicesti un giorno che nessuno va all'Inferno senza saperlo: ciò sarebbe stato rivelato a una santa. lo me ne risi. Ma poi mi trincerai dietro questa dichiarazione:
"Così in caso di necessità rimarrà abbastanza tempo di fare una voltata", mi dicevo segretamente.
Quel detto è giusto. Veramente prima della mia subitanea fine, non conobbi l'Inferno com'è. Nessun mortale lo conosce. Ma io ne avevo la piena coscienza: "Se muori, te ne vai nel mondo di là dritta come una freccia contro Dio. Ne porterai le conseguenze".
lo non feci dietro-front, come ho già detto, perché trascinata dalla corrente dell'abitudine, spinta da quella conformità per cui gli uomini, quanto più invecchiano, tanto più agiscono in una stessa direzione.
La mia morte avvenne così. Una settimana fa parlo secondo il vostro computo, perché, rispetto al dolore, potrei dire benissimo che son già dieci anni che brucio nell'Inferno.  Una settimana fa, dunque, mio marito e io facemmo di domenica una gita, l'ultima per me.
Il giorno era spuntato radioso. Mi sentivo bene quanto mai. M'invase un sinistro sentimento di felicità, che serpeggiò in me per tutta la giornata.
Quand'ecco all'improvviso, nel ritorno, mio marito fu abbacinato da un'auto che veniva di volata. Perdette il controllo.
"Jesses" mi scappò dalle labbra con un brivido. Non come preghiera, solo come grido. Un dolore straziante mi compresse tutta. In confronto con quello presente una bagatella. Poi perdetti i sensi.
Strano! Quella mattina era sorto in me, in modo inspiegabile, questo pensiero: "Tu potresti ancora una volta andare a Messa". Suonava come un'implorazione.
Chiaro e risoluto, il mio "no" trovò il filo dei pensieri. "Con queste cose bisogna farla finita una volta. Mi addosso tutte le conseguenze!" - Ora le porto.
Ciò che avvenne dopo la mia morte, già lo saprai. La sorte di mio marito, quella di mia madre, ciò che accadde del mio cadavere e lo svolgimento del mio funerale mi son noti nei loro particolari mediante cognizioni naturali che noi qui abbiamo.
Quello, del resto, che succede sulla terra, noi lo sappiamo solo nebulosamente. Ma ciò che in qualche modo ci tocca da vicino, lo conosciamo. Così vedo anche dove tu soggiorni.
Io stessa mi svegliai improvvisamente dal buio, nell'istante del mio trapasso. Mi vidi come inondata da una luce abbagliante.
Fu nel luogo medesimo dove giaceva il mio cadavere. Avvenne come in un teatro, quando nella sala d'un tratto si spengono le luci, il sipario si divide rumorosamente e si apre una scena inaspettata orribilmente illuminata. La scena della mia vita.
Come in uno specchio l'anima mia si mostrò a se stessa. Le grazie calpestate dalla giovinezza fino all'ultimo "no" di fronte a Dio.
lo mi sentii come un assassino. al quale. durante il processo giudiziario, viene portata dinanzi la sua vittima esanime.  Pentirmi? Mai!... Vergognarmi? Mai!
Però non potevo neppure resistere sotto gli occhi di Dio da me rigettato. Non mi rimaneva che una cosa: la fuga.
Come Caino fuggi dal cadavere di Abele, così l'anima mia fu spinta da quella vista di orrore.
Questo fu il giudizio particolare: l'invisibile Giudice disse: "Via da me!".
Allora la mia anima, come un'ombra gialla di zolfo, precipitò nel luogo dell'eterno tormento...

Conclude Clara:
La mattina, al suono dell'Angelus, ancora tutta tremante per la notte spaventosa, mi alzai e corsi per le scale nella cappella.
Il cuore mi pulsava fin sulla gola. Le poche ospiti, inginocchiate vicino a me, mi guardarono, ma forse pensarono che fossi così eccitata per la corsa.fatta giù per le scale.
Una signora bonaria di Budapest, che mi aveva osservato, mi disse dopo sorridendo: - Signorina, il Signore vuol essere servito con calma, non di corsa!
Ma poi si accorse che qualcosa d'altro mi aveva eccitato e mi teneva ancora in agitazione. E mentre la signora mi rivolgeva altre buone parole, io pensavo: Dio solo mi basta!
Sì, Egli solo mi deve bastare in questa e nell'altra vita. Voglio un giorno poterlo godere in Paradiso, per quanti sacrifici mi possa costare in terra. Non voglio andare all'Inferno!

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Di Admin (del 25/03/2010 @ 12:21:19, in Liturgia Tridentina, linkato 7199 volte)

Nella Cappellina del Prodigio si svolgerà il Sacro Triduo secondo il Rito Romano Antico. Per il Triduo nell'altro Rito vedi il post precedente. Ricordiamo ancora che Domenica delle Palme la funzione in Rito Antico inizierà in anticipo, alle ore 16.

Ecco la mappa per raggiungere il luogo.

 

 

1 aprile - Giovedì Santo
18:00 Messa In Cena Domini
Reposizione del Sacramento nel Santo Sepolcro.

 

2 aprile - Venerdì Santo
digiuno e astinenza
 17:00 Solenne Azione Liturgica pomeridiana in Passione et Morte Domini

 

3 aprile - Sabato Santo
17:00 Veglia pasquale
Benedizione del Cero pasquale e canto dell’Exultet
Canto delle Lezioni
Messa Cantata della Risurrezione
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Di Admin (del 24/03/2010 @ 14:46:37, in Avvisi, linkato 8594 volte)

Come già segnalato in un articolo precedente, tutte le mattine dal lunedì al venerdì, in quaresima, c'è l'esposizione del Santissimo. L'ultimo giorno sarà mercoledì santo.

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Di Admin (del 24/03/2010 @ 14:23:26, in Testimonianze, linkato 6154 volte)

Testimonianza di GLORIA POLO

Oggi si parla tanto della Misericordia di Dio e dell’inferno non si parla più, come se la Misericordia avesse annullato la divina giustizia, ma ahimé non è proprio così. Se qualcuno ha dubbi sull’inferno legga la testimonianza di Gloria Polo, una donna colombiana che, ridotta in fin di vita dopo essere stata colpita da un fulmine, ha sperimentato il giudizio di Dio che le ha mostrato il posto che l’attendeva all’inferno, malgrado si ritenesse una buona cristiana e andasse a messa ogni domenica.
Dio le ha concesso di guarire per raccontare la sua testimonianza. Oggi Gloria non è più una cristiana tiepida: ha visto l’inferno e, sebbene sia segnata da enormi cicatrici, continua a esercitare la professione di medico dentista e viaggia molto per dare la sua testimonianza a migliaia di persone, con l’autorizzazione della Chiesa.
Qui riportiamo in sintesi la testimonianza che ha dato in una chiesa di Caracas (Venezuela), il 5 maggio 2005, nel decimo anniversario del tragico evento di cui è stata protagonista.
Si tratta di un fatto realmente accaduto, che fa molto riflettere. Nel corso della storia spesso Dio ha concesso a mistici e veggenti (tra cui i pastorelli di Fatima, Suor Faustina Kolwalska e molti altri…) di vedere l’inferno, per ricordare al mondo che il peccato può avere come tragico epilogo la dannazione eterna. Il peccato non è uno scherzo.
L’inferno tuttavia non è prerogativa solo di chi compie il male, ma anche di chi omette di compiere il bene, come il ricco epulone del vangelo, e di chi si sente a posto con Dio ed ha addirittura fama di persona santa, come Gloria Polo e la stessa Teresa d’Avila, Dottore della Chiesa, che vide il posto dell’inferno che avrebbe meritato, se avesse continuato a percorrere la via in discesa che aveva imboccato a un certo punto della vita.
Nulla di strano, dunque, che ogni tanto la Divina Provvidenza richiami il mondo sul dogma dell’inferno, per ricordare che è un pericolo reale e concreto e ci inviti a tenere la lampada accesa, in attesa del ritorno dello Sposo, nel momento della morte.
Spiega Joseph Ratzinger: «La vera linea di confine tra la morte e la vita non è tracciata dalla morte biologica, ma scorre tra l’“essere-con-Colui-che-è-la-vita” e l’isolamento, che rifiuta questo “essere-con-Lui”».

Patrizia Cattaneo

Carbonizzata da un fulmine
E’ accaduto il 5 maggio 1995, all’Università Nazionale di Bogotà. Racconta Gloria Polo: «Io e mio cugino di 23 anni, anch’egli dentista come me, stavamo studiando per prendere la specializzazione. Quel giorno verso le 16.30 camminavamo con mio marito verso la Facoltà di odontoiatria, per cercare alcuni libri di cui avevamo bisogno. Mio cugino ed io ci riparavamo dalla pioggia sotto un piccolo ombrello, mentre mio marito indossava un impermeabile e, per ripararsi meglio, camminava rasentando la parete della Biblioteca Generale. Noi due saltavamo da una parte all’altra per evitare le pozzanghere, avvicinandoci così agli alberi: mentre ne saltavamo una piuttosto grande, ci colpì un fulmine. Mio cugino morì sul colpo (…).
Quanto a me, il fulmine mi entrò dal braccio, bruciandomi orrendamente tutto il corpo: in pratica mi sparì la carne; così anche i seni, specialmente il sinistro, al posto del quale rimase un buco. La folgore fece sparire la carne del mio ventre, delle gambe, delle costole, carbonizzò il fegato, bruciò gravemente i reni, i polmoni, le ovaie… e uscì dal piede destro.
Per la contraccezione usavo la spirale, e, poiché il rame di cui è composta è un buon conduttore elettrico, il fulmine mi carbonizzò anche le ovaie, che divennero come due acini d’uva passa.
Rimasi in arresto cardiaco, praticamente senza vita, con il corpo che saltava a causa dell’elettricità ancora presente in quel luogo. Questo corpo, che voi vedete qui, adesso, questo corpo ricostruito, è frutto della misericordia di Dio. Ma questa è solo la parte fisica….
Gloria credeva nella reincarnazione, ma durante l’esperienza dell’aldilà, causata dall’arresto cardiaco, si accorge degli errori di questa falsa dottrina e racconta: «In un unico istante, vidi tutte le persone della mia vita, quelle vive e quelle defunte. Potei abbracciare i miei bisnonni, i nonni, i genitori (che erano morti)… tutti! Fu un momento di pienezza meravigliosa. Compresi allora di essermi ingannata con la storia della reincarnazione… E poi, ora che non avevo più il corpo, era stupendo vedere le persone in un modo del tutto nuovo. Prima, infatti, sapevo solo criticare: se uno era grasso, magro, brutto, elegante, ecc.; quando parlavo degli altri, dovevo sempre fare qualche critica. Adesso no: adesso vedevo le persone dal di dentro, e com’era bello… Mentre li abbracciavo, vedevo i loro pensieri, i loro sentimenti…».Gloria vede anche un luogo bellissimo, il Paradiso, dove il cugino, stroncato dal fulmine, sta entrando, ma sente che lei non può varcare quella soglia e che quel luogo non è per lei. Suo cugino in vita era stato molto santo. Intanto vede anche i medici intorno al suo corpo carbonizzato che tentano di rianimarlo e vede il dolore di suo marito e dei suoi figli. «Ma io non volevo tornare! » prosegue, «Quella pace, quella gioia di cui ero avvolta mi affascinavano». Ma per lei inizia il giudizio particolare. Gloria era stata una donna mondana, intellettuale, schiava del corpo, della bellezza e della moda. Dedicava quattro ore al giorno all’aerobica: «Questa era la mia vita, una routine di schiavitù per avere un bel corpo. Dicevo sempre: se ho un bel seno, è per mostrarlo; perché nasconderlo? Lo stesso dicevo delle mie gambe, perché sapevo di avere delle belle gambe… Ma in un istante vidi con orrore come tutta la mia vita era stata solo una continua e inutile cura del corpo. Perché questo era il centro della mia vita: l’amore per il mio corpo. E adesso, non avevo più un corpo! Al posto del seno avevo due buchi impressionanti, soprattutto il sinistro, che era praticamente scomparso. Le gambe erano terribili a vedersi, come a brandelli, senza carne, nere come il carbone. Notare: le parti del corpo che più curavo e stimavo, furono quelle che rimasero completamente bruciate e letteralmente senza carne». Gloria era stata una cattolica tiepida. Malgrado non avesse perso più di 5 messe domenicali in tutta la sua vita, la sua relazione con Dio si riduceva ai 25 minuti della funzione settimanale: «Per questo tutte le correnti del mondo mi trascinavano: mi mancò la protezione della preghiera fatta con fede, anche nella messa! Un giorno udii un sacerdote affermare che non esiste l’inferno, e nemmeno i demoni! Quando sentii che l’inferno non esiste, dissi immediatamente: benissimo, se tutti andiamo in Cielo, non importa quello che siamo o quello che facciamo! Questo provocò il mio allontanamento totale dal Signore. Mi allontanai dalla Chiesa e cominciai a dire parolacce… Non avevo più paura del peccato, così cominciai a guastare la mia relazione con Dio. Iniziai a dire a tutti che i demoni non esistono, che sono invenzioni dei preti, che sono manipolazioni della Chiesa, ed infine arrivai a dire che Dio non esiste, che siamo un prodotto dell’evoluzione, riuscendo ad influenzare molta gente!».
Sull’orlo dell’inferno Mentre Gloria vede il suo corpo esanime in sala operatoria, una torma di demoni la circonda per presentarle il conto, perché in vita aveva accettato le loro offerte di peccato! E ammonisce: «Queste offerte non sono gratis! Si pagano! Comprendevo che a ciascun demone dovevo qualcosa, che il peccato non è gratuito, e che la principale menzogna del demonio è dire che non esiste per lavorarci a suo piacimento; mi resi conto che invece esiste, e veniva a cercarmi! Immaginatevi lo spavento, il terrore! La mia mente scientifica e intellettuale lì non serviva a niente. Cercavo di rientrare nel mio corpo, ma la mia carne non mi riceveva, e lo spavento era terribile! ». Gloria, sempre più atterrita, si sente infine risucchiare verso il basso in una specie di tunnel: «Al principio c’era ancora un po’ di luce, vedevo come alveari in cui si trovava tantissima gente: giovani, vecchi, uomini, donne, che piangevano, e con urla spaventose stridevano i denti… Io sempre più sconvolta, continuavo a scendere, mentre la luce andava via via perdendosi, finché arrivai a una oscurità che non si può paragonare a nulla. In confronto, l’oscurità più buia della terra non è neppure paragonabile al pieno sole di mezzogiorno. Laggiù, quella stessa oscurità genera dolore, orrore, vergogna, e puzza terribilmente. È un’oscurità vivente, là niente è morto o inerte. Ero disperata, con la ferma volontà di uscire da quel luogo: la stessa volontà che avevo di salire nella vita, ma che ora non mi serviva a niente, perché lì stavo e lì rimanevo. A un certo punto vidi aprirsi il suolo, e sotto di me un baratro spaventoso. La cosa più agghiacciante era che, da lì in giù, non si avvertiva nemmeno una goccia di Amore di Dio, né di speranza. Gridavo terrorizzata. Sapevo che, se fossi entrata, avrei continuato a scendere, senza poter mai più risalire. Era, questa, la morte spirituale per la mia anima». Ma in quell’orrore così grande, San Michele Arcangelo l’afferra durante la caduta e Gloria resta come sospesa all’ingresso dell’inferno: «Quando arrivai lì, la luce che ancora restava nel mio spirito, infastidì quei demoni; tutti gli orripilanti esseri immondi che abitano là, immediatamente si attaccarono a me. Quegli esseri orribili erano come larve, come sanguisughe che cercavano di tappare la luce. Immaginatevi l’orrore nel vedermi coperta da tali creature… Io gridavo, gridavo come una pazza! Quelle cose bruciavano! Fratelli, sono tenebre vive, è un odio che brucia, che divora, ci mette a nudo. Non ci sono parole per descrivere quell’orrore! ». Allora Gloria incominciò a gridare: «Ma qui c’è un errore! Guardate che io sono una santa! Io non ho mai rubato! Non ho mai ucciso! Non facevo male a nessuno! Anzi spesso aggiustavo i denti gratis a chi era nel bisogno, facevo la spesa e donavo ai poveri! Cosa ci faccio qui?! Io sono cattolica! Tiratemi fuori da qui!
Allora vidi una piccola luce, e guardate che una lucina per quanto piccola, in quelle tenebre, è il massimo, è il più grande regalo che si possa ricevere. In cima a questa voragine vedo dei gradini e mio padre (morto 5 anni prima) quasi all’entrata dell’abisso [nda: cioè nella parte più bassa del purgatorio]. Aveva un pochino più di luce e , quattro gradini più in alto, vidi mia madre, con moltissima più luce, assorta in preghiera… Quando lei guardò verso di me, vidi il dolore nei suoi occhi, ma nello stesso tempo niente le toglieva la pace e la dolcezza del volto, nemmeno una lacrima! Compresi con orrore che essi non potevano tirarmi fuori di lì! Compresi che erano lì [in Purgatorio] per rendere conto al Signore dell’educazione che mi avevano dato. Essi erano i tutori, ai quali era stato affidato il compito di custodire i talenti che Dio mi aveva donato. Con la loro vita e la loro testimonianza, dovevano proteggermi dagli attacchi di Satana. E dovevano alimentare le grazie che Dio aveva posto in me attraverso il battesimo. Tutti i genitori sono i custodi dei talenti che Dio dà ai loro figli».

Il giudizio di Dio
«Quando urlai di nuovo che ero cattolica, udii una Voce, così dolce, ma così dolce e così bella, che riempì tutto di pace e d’amore, e fece sussultare la mia anima. Quelle orribili creature che mi stavano appiccicate, all’udirla, si prostrarono immediatamente in adorazione, e chiesero il permesso di ritirarsi, perché non resistevano alla dolcezza della Voce del Signore. Quindi vidi la Vergine Santissima prostrata ai piedi di Cristo, che raccoglieva tutte le preghiere che il popolo della mia terra faceva per me, e gliele consegnava. Quella Voce così bella mi dice: “Molto bene, se tu sei cattolica, dimmi quali sono i comandamenti di Dio!”.
Pensate lo spavento! Quella domanda proprio non me l’aspettavo! Sapevo solo che erano dieci e niente più! “E adesso, come me la cavo?” pensavo afflitta. Mi ricordai allora che mia madre diceva che il primo comandamento era l’amore, ne parlava sempre… L’amore a Dio e l’amore al prossimo. Così diedi questa risposta, sperando che bastasse! Pensavo di cavarmela così, come facevo sempre quand’ero in vita: avevo sempre la risposta pronta, riuscivo sempre a giustificarmi e a difendermi in modo tale che nessuno scopriva ciò che non sapevo. Pensavo di cavarmela allo stesso modo. E cominciai a dire: “Il primo comandamento è amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi”.
“Molto bene – mi disse il Signore – e tu hai amato?”
Tutta confusa, risposi: “Io… sì! Sì, io Sì. Sì!”
Ma quella Voce stupenda mi rispose: “No!!!”
Vi assicuro che quando mi disse “No!”, mi sentii fulminare davvero! Mi sentii nuda, caddero tutte le mie maschere, e rimasi allo scoperto. Quella Voce soave continuò: “No! Tu non hai amato il tuo Signore sopra ogni cosa, e tanto meno hai amato il tuo prossimo come te stessa! Ti sei fatta un Dio che hai modellato su di te, sulla tua vita. Solo nei momenti di estrema necessità o di sofferenza, ti ricordavi del tuo Signore. Allora t’inginocchiavi, piangevi, chiedevi, offrivi novene, ti proponevi di andare a Messa, domandando qualche grazia… Quand’eri povera, quando desideravi diventare una professionista, allora sì, tutti i giorni pregavi in ginocchio, ore intere, supplicando il Signore, chiedendomi che ti tirassi fuori da quella povertà, che ti permettessi di diventare qualcuno! Quando ti trovavi nella necessità e avevi bisogno di denaro, allora promettevi: “Prego il rosario, ma tu, Signore, concedimi un po’ di soldi!”. Questa era la relazione che avevi con Me! Mai hai mantenuto una promessa fatta, neanche una! Ed oltre a non mantenere le promesse, non Mi hai mai ringraziato!”.
La mia relazione con Dio era stile “bancomat”: io ci mettevo un rosario, e Lui doveva darmi in cambio denaro… e se non me lo dava mi ribellavo. Riconoscente? Io mai! Neppure un grazie per il nuovo giorno che Dio mi donava, per la salute o per la casa in cui abitavo. Neppure una preghiera di compassione per chi non ha casa, né ha da mangiare… Niente! Ingrata al massimo! Oltre tutto, diventavo sempre più incredula nei confronti di Dio, mentre credevo in venere e in mercurio, dicendo che gli astri dirigono la nostra vita. Cominciai a seguire tutte le dottrine che il mondo offre. Credevo, ad esempio, alla reincarnazione e dimenticai di essere costata un prezzo di Sangue al Signore Gesù.
Il Signore mi fece l’esame sui dieci Comandamenti, mostrandomi quella che ero: che cioè a parole dicevo di adorare e amare Dio, ma al contrario adoravo Satana. Nel mio ambulatorio veniva una signora che leggeva le carte, e faceva dei riti per attirare la fortuna, e io dicevo: “Non credo a queste cose, ma faccia pure, perché non si sa mai…”.
Così in un angolo mise un ferro di cavallo e una pianta di aloe, per allontanare la sfortuna, e altre cose del genere. Sapete cosa feci, permettendo questo? Aprii le porte ai demoni, perché entrassero a piacimento, e circolassero liberamente nel mio ambulatorio e nella mia vita. Guardate che tutto questo è vergognoso, Dio fece l’analisi di tutta la mia vita, alla luce dei dieci Comandamenti, mi mostrò quella che ero nei miei rapporti con il prossimo e con Lui. Adesso vedevo che, quando ingannavo qualcuno o mentivo, era come spergiurare, perché nel momento in cui dicevo: “Sono cattolica”, dichiaravo che Gesù Cristo era il mio Signore e allo stesso tempo davo testimonianza di menzogna e inganno! Come del resto non fui mai riconoscente ai miei genitori, per i loro sacrifici, affinché potessi avere una professione e riuscire nella vita.
Gesù continuò, mostrandomi che sposa ero: passavo tutto il giorno a brontolare, fin dal risveglio. Mio marito mi diceva: “Buona giornata!”. E io: “Forse lo sarà per te! Guarda come piove!”.
Quanto a santificare i giorni di festa, che spavento! Che dolore sentii! Gesù mi fece vedere come dedicassi quattro ore al mio corpo con la ginnastica, e neanche dieci minuti al giorno per Dio, né un ringraziamento, né una preghiera… no niente! Anzi, a volte addirittura recitavo il rosario a tutta velocità, durante l’intervallo della telenovela, senza prestare attenzione a quello che dicevo e senza elevare il cuore a Dio.
Gesù continuava a mostrarmi la mia pigrizia nell’andare a Messa. Quando mia madre mi obbligava ad andarci, le dicevo: “Ma se Dio è dappertutto, che bisogno c’è di andare a Messa?”. Avevo il Signore 24 ore al giorno per me, per tutta la mia vita Dio si prese cura di me, ed io ero troppo pigra per dedicarGli un po’ di tempo la domenica o per mostrarGli gratitudine… il peggio fu capire che frequentare la chiesa significava nutrire la mia anima. Io, invece, mi dedicai totalmente alla cura del mio corpo, divenni schiava della mia carne, e mi dimenticai che avevo un’anima! E mai mi curai di essa.
Inoltre non facevo che criticare i sacerdoti. Il Signore mi mostrò come si ridusse la mia anima a causa di tutte queste critiche. Adesso vedevo tutto il male che avevo fatto! La mia vergogna era così grande, che non ci sono parole per descriverla! Posso solo supplicarvi di non fare lo stesso: non criticate! Pregate! Vidi che tra le mancanze più gravi di cui si macchiò la mia anima, e che attirarono più maledizioni nella mia vita, ci fu il parlar male dei sacerdoti!
Solo attraverso il sacerdote abbiamo il sacramento della riconciliazione! Solo per suo tramite otteniamo il perdono delle nostre colpe. Sapete cos’è il confessionale? È un lavacro di anime! Non con acqua e sapone, ma con il Sangue di Cristo! Quando la mia anima era sudicia, nera a causa del peccato, se mi fossi confessata, sarebbe stata lavata con il Sangue di Cristo e avrei spezzato i lacci che mi tenevano legata al maligno. Anche se fossero grandi peccatori, i sacerdoti hanno il potere di assolvere i peccati. E il Signore mi mostrò come, dalla ferita del Suo costato, un’anima sale fino al Suo Cuore e torna monda. Adesso vedevo come la mia anima tornava pulita nella confessione, e per ogni peccato che confessai il Signore ruppe il legame che mi univa a Satana. E io, purtroppo, mi allontanai dalla confessione!
Questo avviene solo attraverso il sacerdote, perciò abbiamo l’obbligo e il dovere di pregare per loro, perché Dio li protegga, li illumini, e li guidi. Per tutti questi motivi il demonio odia terribilmente la Chiesa cattolica ed i preti.
Vidi anche che nel giorno del mio matrimonio, quando io e mio marito ricevemmo la Comunione, non eravamo più due, ma tre! Noi due e Gesù! Infatti, appena ci comunichiamo con Gesù, Egli ci unisce come una cosa sola! Ci pone nel Suo Cuore e diventiamo uno, formando con Lui una trinità santa! “L’uomo non separi ciò che Dio ha unito” e nessuno, fratelli, può separarlo! Quando qualcuno ha delle relazioni fuori dal matrimonio, subito gli spiriti maligni trasformano un figlio di Dio in uno schiavo della carne, dei suoi istinti, del suo appetito sessuale.
Quando qualcuno è infedele alle sue nozze, è infedele a Dio. Manca al giuramento che fece a Dio e alla persona che sposò. L’adulterio uccide in tante forme! E poi abbiamo anche il coraggio di protestare contro Dio, quando le cose non vanno bene! Quando pecchiamo così gravemente apriamo le porte a Satana e ci lamentiamo chiedendoci dov’è Dio, che permette questo o quello?! Una bella sfacciataggine, la nostra! Dio è la roccia che protegge il matrimonio. Guai a chi tenta di distruggere un matrimonio! Quando qualcuno ci prova, si scontra con la Roccia che è Cristo. Dio difende il matrimonio, non dubitatene mai! ».
Tuttavia a causa delle infedeltà matrimoniali del padre, Gloria aveva maturato un profondo risentimento verso di lui, consigliando alla madre il divorzio, ma lei rispondeva: «No, figlia mia, non posso; soffro , è vero, ma mi sacrifico per voi, figli miei. Voi siete sette e io sono una sola. E poi, se mi separassi, chi pregherebbe perché tuo padre si salvi? Infatti, il dolore e la sofferenza che mi procura, li unisco ai dolori che Gesù soffrì sulla Croce. Ogni giorno vado in chiesa, e davanti al tabernacolo dico: “Signore, questa sofferenza non è niente, la unisco a quella della Tua Croce, perché si salvino mio marito e i miei figli”. Affido tuo padre a Gesù, unitamente al rosario. Il demonio lo spinge verso il basso facendolo peccare, ma io lo spingo in alto con il rosario, lo porto davanti al Santissimo nel tabernacolo e dico a Gesù: “Signore, mio marito è qui: confido che non mi lascerai morire senza vederlo convertito”.
Sapete? Otto anni prima di morire mio padre si convertì! Si pentì, chiese perdono a Dio, e il Signore lo perdonò. Mio padre piangeva, là in purgatorio, e diceva: “Mi sono salvato grazie a 38 anni di preghiera di questa santa donna, che Dio mi diede come sposa!”. Mia madre passò 38 anni della sua vita a pregare per lui!”. Mio padre stava in purgatorio, nella parte più bassa, tra le grandi sofferenze, perché non riparò il suo peccato. Riparare il peccato è qualcosa che prendiamo poco sul serio, non ci pensiamo. Certo spesso non è possibile, ma proprio per questo Dio ci concede la grazia di riparare i nostri errori attraverso l’Eucaristia. Ogni volta che partecipiamo a una messa, il Signore ci dà la grazia di riparare il male che abbiamo commesso. Dio ci mostra, nell’aldilà, la conseguenza dei nostri peccati, del male che abbiamo fatto al prossimo, persino di uno sguardo cattivo, di una brutta parola… Se vedeste com’è terribile! E come piangiamo tutti questi errori!
Molti cattolici, credenti e praticanti, vanno a messa e dal mago allo stesso tempo. Perché il demonio ci fa credere che non c’è niente di male, e che ci salviamo lo stesso! Il demonio usa e dirige tutto astutamente. Sappiate dunque che, quando ci rivolgiamo alla magia, non importa per fare cosa, la bestia ci imprime il suo sigillo. Quando andiamo da qualche mago, o cartomante, o indovino, o astrologo, o da chi evoca gli spiriti, in tutti questi luoghi il demonio ci pone il suo sigillo, il suo timbro. Un giorno un’amica mi portò da una maga per farmi predire il futuro: lì fui marcata dalla bestia. Il maligno mi pose il suo sigillo. La cosa peggiore fu che, da quel giorno, in cui attraverso quella donna ricevetti il timbro del male, cominciai ad avere dei disturbi strani:
agitazione notturna, incubi, angosce, paure, e persino un profondo desiderio di suicidio! Non capivo il perché. Piangevo, mi sentivo infelice, e mai più mi sentii in pace. Pregavo, ma sentivo il Signore lontano da me: mai più avvertii quella vicinanza con Lui, che invece avevo quand’ero piccola. Pregare mi costava sempre di più, mi era ogni volta più difficile. Per forza! Avevo aperto le porte alla bestia, e il maligno era entrato con forza nella mia vita».
Gloria infine vide tutte le sue confessioni sacrileghe e leggere, e le cattive compagnie che con la loro derisione la allontanarono sempre più dalla confessione.
«Quando si udì la Voce di Gesù, i demoni se ne andarono perché non sopportavano quella Voce, uno di loro restò. Aveva l’autorizzazione del Signore per rimanere. Questo demonio, enorme gridava con urla orribili: “È mia! È mia! È mia!”. Rimase solo lui, perché fu quello che condusse, manipolò, e con la sua strategia guidò, le mie debolezze affinché io peccassi! Fu lui che mi allontanò dalla confessione! Per questo il Signore gli permise di rimanere accanto a me, ed ecco perché quell’orribile demonio gridava che io gli appartenevo e m’accusava. Aveva il permesso di rimanere, perché ero in peccato mortale! Appartenevo dunque a quel demonio, e lui poteva rimanere durante il mio giudizio! Immaginate la mia vergogna, nel vedere con orrore i miei peccati così numerosi, e per di più con quella cosa orribile ad accusarmi e a dire che ero sua! Ogni volta che peccavo, non era gratuito il peccato che commettevo. Sul candore della mia anima il maligno pose il suo marchio, un marchio di oscurità, e l’anima cominciò a riempirsi di tenebra. Mai ricevetti bene la Comunione: solo per la Prima Comunione feci una buona confessione. Da allora in poi, mai più, e ricevevo il mio Signore Gesù Cristo indegnamente. Quando andiamo a confessarci, dobbiamo sempre chiedere allo Spirito Santo che ci illumini e mandi la sua luce sulle tenebre della nostra mente: perché una cosa che fa il maligno è oscurare la nostra mente, affinché pensiamo che nulla è peccato, che tutto è bene, che non c’è bisogno di andare dal sacerdote a confessarsi, che la confessione è fuori moda.

L’aborto, il crimine peggiore
Il Signore mi mostrò nel Libro della Vita quello che non vediamo con gli occhi del corpo, e che avvenne quando il medico mi praticò l’aborto. Vidi il medico che, con delle specie di tenaglie, afferra il bambino e lo fa a pezzi. Questo bambino grida, con tanta, tanta forza! Sebbene non sia trascorso neanche un minuto dalla fecondazione, è già un’anima adulta. Possiamo usare la pillola del giorno dopo, o qualunque altro mezzo, ma si tratta sempre di uccidere un bambino con un’anima adulta, completamente formata: perché essa non cresce con il corpo, ma è creata da Dio nel medesimo istante in cui l’ovulo e lo spermatozoo s’incontrano, in qual preciso istante! Vidi infatti come la nostra anima, appena le due cellule si sono toccate, forma una scintilla di luce bellissima, e questa luce sembra un sole, che proviene da Dio Padre. In un istante, l’anima creata da Dio è adulta, matura, a immagine e somiglianza di Lui! Quel bebé è immerso nello Spirito Santo, che esce dal Cuore di Dio!
Il grembo di una madre, subito dopo la fecondazione, s’illumina dello splendore di quest’anima, e della sua comunione con Dio. Vidi come il Signore sussulta, quando gli strappano dalle mani quest’anima. Quando lo uccidono, il bimbo grida tanto forte, che tutto il Cielo trema! Nel mio caso, quando uccisi il mio bambino, lo sentii gridare tanto, ma tanto forte! Vidi anche Gesù sulla Croce che gridava e soffriva per quest’anima, e per tutte le anime che vengono abortite! Il Signore grida sulla Croce, con tanto dolore, tanto dolore…!!! Se voi aveste visto, nessuno avrebbe il coraggio di provocare un aborto… (Piange).
Ogni volta che il sangue di un bimbo viene sparso, è un olocausto a satana, che acquista così ancora più potere. Vi ripeto, si tratta di un’anima matura e adulta, benché non abbia ancora occhi, né carne, né un corpo formato… È già completamente adulta. E questo suo grido tanto grande, mentre l’uccidono, sconvolge tutto il Cielo. Al contrario, è un grido di giubilo e di trionfo nell’inferno. E la mia anima in seguito all’aborto diventò nera, completamente nera.
Gesù mi mostrava che anche nella pianificazione familiare avevo ucciso… Sapete perché? Usavo la spirale come anticoncezionale. Dai 16 anni, fino al giorno in cui il fulmine mi colpì! La toglievo solo quando volevo rimanere incinta, una volta sposata, per poi rimetterla subito dopo.
Voglio dire a tutte le donne che usano questi dispositivi intra-uterini: sì, provocano aborti! So che a molte succede, perché è successo anche a me, di vedere spesso dei grumi di sangue piuttosto grossi durante il periodo mestruale, e di sentire dolori più forti del normale. Andiamo dal medico, che non dà molta importanza al fatto: ci prescrive un analgesico, un’iniezione se i dolori sono troppo forti, dicendoci di non preoccuparci, che è normale, perché si tratta di un corpo estraneo, ma non c’è alcun problema. Sapete cos’è, invece? Un micro aborto! Questi dispositivi non lasciano impiantare nell’utero l’ovulo fecondato, che quindi muore. Quell’anima viene espulsa!
L’aborto è il peggiore di tutti i peccati (quello provocato, non quando è spontaneo), perché uccidere i figli ancora nel grembo della madre, uccidere una creaturina innocente e indifesa, è dare il potere a Satana. Il demonio comanda dal fondo dell’abisso, perché stiamo spargendo sangue innocente!
Il fatto che sia la madre stessa ad uccidere il proprio figlio, determina un profondo legame con le tenebre. È come se dessimo la chiave dell’inferno ai demoni, per farli uscire. Così escono sempre più demoni delle aberrazioni sessuali, del satanismo, dell’ateismo, del suicidio, dell’indifferenza, di tutti i mali che vediamo attorno a noi. E il mondo peggiora ogni giorno… Pensate a quanti bambini sono uccisi ogni giorno: è un trionfo del maligno! E la nostra vita si trasforma in un inferno, con problemi d’ogni tipo, con malattie, con tanti mali che ci affliggono: tutto questo non è che pura e semplice azione del demonio nella nostra vita. Ma siamo noi, e noi solo, che apriamo la porta al male, con il nostro peccato, e gli permettiamo di circolare liberamente nella nostra vita. Non è solo con l’aborto che pecchiamo, ma esso è tra i peccati più gravi. E poi abbiamo la faccia tosta di incolpare Dio per tanta miseria, tante disgrazie, tante malattie e tanta sofferenza!
Ma Dio, nella sua infinita bontà, ci offre ancora il sacramento della Riconciliazione, e abbiamo l’opportunità di pentirci e di lavare il nostro peccato nella confessione, rompendo così i legami che ci legano a satana, e la sua influenza nella nostra vita. Ma io non lo feci! Quando una donna abortisce, oltre a chiedere perdono a Dio nella confessione, e non abortire mai più, può anche contribuire a evitare che altre donne abortiscano; questa è riparazione!».

Non ho mai rubato!
«Anche calunniare è rubare. Figuratevi che mi consideravo onesta, ma rubai a Dio! Sono stata creata per aiutare a costruire un mondo migliore, per contribuire ad estendere il Regno dei Cieli sulla terra. Ma, oltre a non aver adempiuto questa missione, diedi cattivi consigli e danneggiai molta gente. Non seppi usare i talenti che Dio mi diede. Quindi rubai, chiaro che rubai! A quante persone rubai il buon nome, sollevando calunnie o spargendole? Non potete immaginare quanto sono terribili i peccati della nostra lingua e in che modo si riparano…!
Come riparare l’onore di qualcuno, dopo averne sparso il pettegolezzo o la calunnia?! Come restituire il buon nome a quella persona? Questo sì che è difficile! Ecco perché, in purgatorio, chi ha fatto del male a qualcuno con le parole ha molto da soffrire.
Inoltre rubavo ai miei figli la grazia di avere una madre in casa, una madre tenera, dolce, che li amasse e accompagnasse! Invece… La madre sempre fuori, i bambini soli, con “mamma” televisione e “papà” computer e i videogiochi. E mi credevo la mamma perfetta. Uscivo alle 5 del mattino e non rientravo la sera prima delle 23. Per sentirmi a posto con la coscienza, poi, compravo loro cose firmate e tutto ciò che volevano.
Nel Libro della Vita vediamo tutto, tutta la vita come in un film. Che pena fu vedere i miei figli che dicevano: “Speriamo che la mamma arrivi tardi! Speriamo che ci sia molto traffico e arrivi più tardi! Perché è così noiosa, antipatica, e quando arriva sta sempre a brontolare e a gridare, tutto il giorno!”. Che tristezza, fratelli! Un bimbo di tre anni, e l’altro un po’ più grandicello, a dire queste cose! A sperare che la madre non arrivi! Io rubai a questi bambini una madre, rubai loro la pace che avrei dovuto dare in casa, non feci in modo che conoscessero Dio attraverso di me, e amassero il prossimo. Ma, del resto, non potevo dare quello che non avevo: non amavo il prossimo! E se non amo il prossimo, non amo nemmeno il Signore. Perché Dio è Amore…
Eppure, se fossi andata davanti al Santissimo a chiedergli la grazia di riparare i miei peccati, me l’avrebbe concessa, perché è un Dio innamorato dell’uomo, e nella misura in cui chiudiamo le porte al male ci apre le porte della benedizione. Quando il Signore mi esaminò sui dieci Comandamenti, mi mostrò che a parole dicevo di amare e adorare Dio, ma in realtà adoravo satana.
Per esempio pagavo la spesa a molta gente, che non aveva i soldi e si trovava in necessità, ma non lo facevo per amore: avevo il denaro, e non mi costava niente. Davo perché mi piaceva che tutti vedessero il gesto, e dicessero che ero buona, che ero una santa. E come sapevo approfittare delle necessità delle persone! Infatti dicevo:”Io ti faccio questo, ma tu in cambio portami le buste della spesa fino alla macchina… Fammi questo, fammi quello…”.

I talenti sprecati
Nel Libro della Vita vediamo tutta la nostra vita, le nostre azioni e le loro conseguenze, buone o cattive, su noi e sugli altri. I nostri sentimenti e pensieri, e quelli degli altri. Tutto come in un film.
E il Signore mi disse:” Che ne hai fatto dei talenti che ti ho dato? Non li hai usati!”… Talenti?! Io venni al mondo con una missione: quella di difendere il regno dell’Amore. Ma dimenticai di avere un’anima, tanto più di avere dei talenti. Non sapevo nemmeno che tutto il bene che avevo tralasciato di compiere aveva causato tanto dolore al Signore. Vidi i talenti meravigliosi che Dio aveva messo nella mia vita. Tutti, fratelli, valiamo molto per Dio. Egli ci ama tutti, e ciascuno in particolare. Tutti abbiamo una missione in questo mondo.
Sapete? La prima cosa di cui rendiamo conto a Dio, prima ancora dei peccati, sono le omissioni! Sono tanto gravi! Non immaginate quanto! Un giorno lo vedrete, come l’ho visto io! Questi peccati fanno piangere Dio! Sì, Dio piange, vedendo che tanti soffrono, e che noi non facciamo niente per loro! Tanto dolore, nel mondo, è dovuto alla nostra indifferenza.
Il Signore mi chiese anche: “Che tesori spirituali mi porti?” Tesori spirituali?! Le mie mani erano vuote! Allora mi disse: “A che ti servono i due appartamenti che avevi, le case che possedevi, gli ambulatori da professionista? Forse hai potuto portarne qui un sono mattone? A che ti è servito tanto culto al tuo corpo, il denaro speso per esso, le preoccupazioni per stare in forma e sottoporlo a tante diete? Facesti del tuo corpo, di te stessa, un dio! Adesso a che ti serve tutto ciò? Eri molto generosa, è vero, ma lo facevi perché ti ringraziassero, per essere lodata, perché dicessero che eri buona. Manipolavi tutti, con i soldi, perché in cambio ti facessero favori. Dimmi: cos’hai portato qui? Quando ti visitai con la rovina economica, non fu un castigo come tu pensasti, ma una benedizione. Sì, quella bancarotta era per spogliarti di quel dio che tu servivi! Era per farti tornare a Me! Ma tu ti ribellasti, ti rifiutasti di scendere dal tuo livello sociale, e imprecavi, schiava di questo tuo dio denaro! Pensavi di aver ottenuto tutto da sola, con le tue forze, con lo studio, perché eri lavoratrice, lottatrice… Invece no! Guarda quanti professionisti ci sono, con titoli accademici migliori dei tuoi; quanti nel lavoro s’impegnano come o più di te: osserva le loro condizioni… A te fu dato molto, per questo motivo molto ti viene chiesto, di molto devi rispondere!”. Pensate, di ogni chicco di riso che sprecai, dovetti rendere conto a Dio! Per tutte le volte che buttai il cibo nella spazzatura!
Nonostante fossimo una famiglia povera, Dio spargeva su di noi molte grazie e benedizioni per merito di mia madre, della sua bontà e delle sue preghiere. Il Signore continuò mostrandomi che, se non mi fossi chiusa alla Grazia e allo Spirito Santo, avrei potuto aiutare molta gente, con i talenti che mi aveva dato, ma io non li seppi usare. Mi disse: “Io ti avevo ispirato di pregare per queste persone: se l’avessi fatto, il male non sarebbe entrato in esse, causando tanto danno”. Per esempio una bambina fu violentata dal padre: se io non mi fossi chiusa allo Spirito Santo, avrei ascoltato le sue ispirazioni, e avrei pregato per loro, così il maligno non sarebbe entrato in quel padre, protetto dalla preghiera, e quella violenza non ci sarebbe stata. Oppure quel giovane non si sarebbe suicidato. Il Signore continuò dicendomi: “Se tu avessi pregato, quella ragazza non avrebbe abortito, quella persona non sarebbe morta sentendosi abbandonata da Me, in un letto d’ospedale. Se avessi pregato, Io ti avrei consigliato, affinché tu cominciassi ad aiutare i tuoi fratelli. Ti avrei condotto a queste persone. Tanto dolore nel mondo, e tu avresti potuto aiutare!”.
Quello che facciamo, ma anche quello che non facciamo, porta conseguenze per noi e per gli altri! Tutti le vedremo nel Libro della Vita. Quando arriverà il momento di comparire davanti a Dio per il Giudizio, lo vedrete come l’ho visto io.
Quando si chiuse il mio Libro della Vita, immaginate la mia tristezza, la mia vergogna, il mio dolore immenso. Nonostante i miei peccati, la mia immondizia, la mia indifferenza, e i miei orribili sentimenti, il Signore mi cercò fino all’ultimo istante: m’inviava sempre strumenti, persone, mi parlava, mi guidava, mi toglieva le cose, mi lasciò cadere in disgrazia per cercarmi, e perché io Lo cercassi. M’inseguì sempre, fino all’ultimo istante. Sapete chi è il nostro Dio e Padre? È un Dio potente, innamorato, che mendica presso ciascuno di noi, perché ci convertiamo. Invece, quando le cose andavano male, dicevo: “Dio mi ha punito, mi ha condannato!”. Chiaro che non è così! Mai Egli ci condanna: infatti, col mio libero arbitrio, scelsi liberamente chi fosse mio padre, e non era Dio. Io scelsi satana per padre!
Dio ama tutti e ciascuno, indipendentemente dal fatto che siamo buoni o cattivi, e con tale intensità che, sino all’ultimo istante, viene fino a noi con tanta tenerezza, ci abbraccia con tutto il Suo Amore. Egli vuole salvarci, ma se non Lo accogliamo, se non Gli chiediamo perdono, riconoscendo le nostre colpe, ci lascia liberi di seguire quello che abbiamo scelto. Se la nostra vita è stata senza Dio, molto probabilmente nel momento della morte Lo rifiuteremo, e Lui ci rispetterà. Non ci obbliga ad accettarLo.
Quando il mio Libro della Vita si chiuse, ero veramente terrorizzata. Sentivo un vuoto immenso, un dolore e una vergogna enormi, e mi accorsi che nessuno poteva fare niente per me! E mi dissi: “E tutta quella gente, sulla terra, pensa che sono santa… Dove vado adesso?”. Allora, con grande vergogna e immenso dolore, cominciai a gridare: “Signore Gesù Cristo, abbi compassione di me! Perdonami, Signore! Dammi una seconda opportunità!”.

Il ritorno
Fu il momento più bello, più meraviglioso! Non ho parole per descriverlo. Perché Gesù si chinò e mi tirò fuori da quella fossa! Mi sollevò e mi disse, con molto amore: “Sì, tu tornerai, e avrai la tua seconda opportunità… Non per le preghiere della tua famiglia, perché è normale che piangano e preghino per te, ma per l’intercessione di tutte le persone estranee alla tua carne e al tuo sangue, che hanno pianto, pregato, ed elevato il proprio cuore con tanto amore per te”. Sapete cosa vidi? Vidi il grande potere della preghiere di intercessione! Sapete come potete stare sempre alla presenza del Signore? Pregate tutti i giorni per i vostri figli, ma pregate anche per gli altri! In questo modo starete alla presenza di Dio, tutti i giorni.
Vidi come salivano migliaia di fiammelle di luce, bellissime, alla presenza del Signore; erano piccole fiamme bianche, stupende, piene di amore. Erano le preghiere di tante, tante persone, che pregavano per me, che si erano commosse dopo aver visto in TV e sui giornali quello che mi era successo, e che pregavano e offrivano messe. Il più grande dono che si può offrire, che si può offrire a qualcuno è la santa messa. Non esiste niente di più efficace, che possa aiutare qualcuno, di una santa messa. È anche ciò che Dio gradisce di più: vedere i Suoi figli intercedere per il loro prossimo e aiutare il proprio fratello. La santa messa non è opera dell’uomo, ma di Dio.
Tra quelle piccole luci, però, ce n’era una enorme, bellissima: una luce molto più grande di tutte le altre. Sapete, fratelli, perché ora sto qui? Perché nella mia terra esiste un santo. Guardai con curiosità, per sapere chi fosse quella persona che mi amava tanto, e il Signore mi disse: “Quell’uomo che vedi, è una persona che ti ama molto, e neanche ti conosce”. Mi mostrò che si trattava di un povero contadino, che viveva in montagna, nella Sierra Nevada di Santa Marta. Quest’uomo era veramente povero, non aveva di che mangiare. Tutto il suo raccolto era bruciato, perfino le galline gli erano state rubate dagli uomini della guerriglia, che volevano prendersi addirittura a servizio il figlio maggiore. Questo contadino, scende fino al villaggio per andare a messa. Il Signore mi fece udire le parole con cui pregava: “Signore, ti amo! Grazie per la salute, grazie per i miei figli! Grazie per tutto quello che mi dai! Sii lodato! Gloria a Te!”.
La sua preghiera era solo lode e rendimento di grazie a Dio! Il Signore mi fece vedere come nel portafogli avesse una banconota da 5.000 pesos, e una da 10.000, e questo era tutto ciò che possedeva! Sapete cosa fece…? Diede il biglietto da 10.000 all’offertorio! Io ne mettevo uno da 5.000 solo quando ne davano qualcuno falso, al lavoro!
Lui, invece, non diede la banconota da 5.000, ma quella da 10.000, nonostante questi soldi fossero tutto ciò che aveva! E non era di malumore, né brontolava per la sua povertà, ma ringraziava e lodava Dio! Che esempio, fratelli! Dopo, uscito di chiesa, andò a comprare un pezzo di sapone da bucato; glielo incartarono in un foglio di giornale del giorno prima. Lì c’era la notizia del mio incidente, e la fotografia dove apparivo ustionata.
Quando quest’uomo vede la notizia, man mano che legge, piange commosso; tanto, come se io fossi qualcuno a lui molto caro, e prostrato con la faccia a terra, supplica Dio con tutto il cuore, dicendo: “Padre, mio Signore, abbi compassione di questa mia sorellina, salvala Signore! Se la salverai, ti prometto di andare al “Santuario de Buga” a sciogliere il voto. Per favore, Signore, salvala!”. Pensate, quell’uomo così povero, che non imprecava, né stava a lamentarsi di soffrire la fame con la sua famiglia, ma anzi lodava e ringraziava Dio… E con una capacità d’amore al prossimo così grande che, pur non avendo di che mangiare, era disposto ad attraversare il Paese per adempiere una promessa, in favore di qualcuno che nemmeno conosceva!
Il Signore mi disse: “Questo è il vero amore al prossimo! È così che devi amare il prossimo…”. E fu lì che mi affidò questa missione: “Tu tornerai indietro, per dare testimonianza, che ripeterai non mille volte, ma mille volte mille. Guai a chi, ascoltandoti, non cambierà, perché sarà giudicato con più severità”. Questa fratelli, non è una minaccia, tutt’altro! Il Signore non ha bisogno di minacciarci.
Questa è la seconda opportunità che io ho, e lo è anche per voi. Ciò dimostra che Dio è innamorato di noi, e mette davanti ai vostri occhi Gloria Polo. Perché Dio non vuole che ci condanniamo, ma piuttosto che viviamo con Lui, nel Paradiso. Ma per questo, dobbiamo lasciarci trasformare da Lui. Quando arriverà la vostra ora, di partire da questo mondo, anche a ciascuno di voi verrà aperto il Libro della Vita; come ci sono passata io. Là vedremo come adesso, con la differenza che vedremo anche i nostri pensieri e i nostri sentimenti, i nostri atti e le loro conseguenze, le nostre omissioni e le loro conseguenze… Tutto alla presenza di Dio. Ma la cosa più bella è che ognuno vedrà il Signore faccia a faccia. Egli ci chiede di convertirci; fino all’ultimo istante ci chiede questo, affinché cominciamo ad essere nuove creature con Lui, perché senza di Lui non lo possiamo!
Fu così che guarii in modo stupefacente: i miei reni non funzionavano, né mi facevano la dialisi perché non ne valeva la pena, dal momento che stavo per morire, ma improvvisamente ripresero a funzionare; lo stesso per i polmoni, e anche il cuore ricominciò a battere con forza. Potete immaginare lo stupore dei medici! Ormai non avevo più bisogno delle macchine!
Cominciò il mio recupero fisico, ma non sentivo niente dalla vita in giù, e dopo un mese i medici mi dissero: “Gloria, Dio sta facendo un miracolo con lei, perché le è già ricresciuta la pelle su tutte le ferite… Ma le gambe non possiamo fare più niente. Dobbiamo amputarle!”. Quando mi dissero questo mi ricordai: quattro ore di aerobica quotidiana, per che cosa? Mai avevo ringraziato Dio per le mie gambe, anzi: con la tendenza che avevo ad ingrassare, soffrivo la fame come una sciocca e spendevo fortune per essere elegante… E adesso, vedo le mie gambe, e ti chiedo la grazia di lasciarmele, perché possa camminare. Ti prego, Signore, lasciami le gambe!”. E comincio immediatamente a sentirle: erano nerissime, senza circolazione e, dal venerdì al lunedì, i medici rimasero sorpresi, perché erano rosse e la circolazione si era ripristinata! Stupefatti, mi toccavano e non volevano credere. Io dissi loro: “Dottori, le mie gambe mi fanno terribilmente male, ma credo non ci sia nessuno al mondo più felice nel sentire dolore alle gambe, come lo sono io in questo momento!”. Il medico mi rispose che mai, in 38 anni di servizio, aveva visto un caso simile.
Gli altri due miracoli che il Signore mi fece furono il seno e le ovaie. Il medico mi aveva detto che non avrei più potuto avere figli, ma un anno e mezzo dopo il mio seno comincia a gonfiarsi e a riformarsi. Rimasi meravigliata, e quando andai dal medico, mi disse che ero incinta! E con questo seno allattai mia figlia!”.
Dopo la spaventosa esperienza del fulmine, e malgrado le sue ovaie siano rimaste carbonizzate, Dio ha infatti concesso a Gloria Polo il miracolo di concepire e di partorire Maria José, una bellissima bambina! Ciò che per i medici era impossibile, il Signore lo ha realizzato. Una seconda opportunità per testimoniare che l’inferno esiste e che la vita con Dio è meravigliosa.

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Di Admin (del 24/03/2010 @ 13:54:06, in Eventi, linkato 7298 volte)
Questa sera, dalle 21 alle 22:30, ci sarà l'esposizione del Santissimo Sacramento (sempre nella cappellina delle confessioni), in preparazione della festa dell'Annunciazione.
Avviseremo nel blog ogni volta, ma sappiate che facciamo l'esposizione alla vigilia di ogni festa mariana.
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Di Admin (del 23/03/2010 @ 21:03:39, in Avvisi, linkato 7528 volte)
1 aprile - Giovedì Santo
21:00 S. Rosario
21:15 S. Messa in Coena Domini con lavanda dei piedi.
Adorazione presso l’altare della reposizione fino alle ore 24:00.

 

2 aprile - Venerdì Santo
digiuno e astinenza
 15:00 Coroncina della divina Misericordia
Novena alla divina Misericordia
Corona dei Sette Dolori
 17:00 Via Crucis per i bambini
 18:00 Via Crucis per gli adulti
 18:30 Liturgia della Passione del Signore con possibilità di ricevere la Santa Eucarestia

 

3 aprile - Sabato Santo
18:30 Ora della Madre - paraliturgia
22:00 Veglia Pasquale nella Notte Santa
Non ci sarà l'adorazione notturna come gli altri sabati

I Padri saranno disponibili per le confessioni

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Di Admin (del 21/03/2010 @ 19:27:35, in Liturgia Tridentina, linkato 9862 volte)

Il 28 marzo, domenica delle Palme, la Santa Messa in Rito Antico sarà preceduta dalla benedizione delle palme e dalla processione. Il tutto inizierà alle ore 16.

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Di Admin (del 11/03/2010 @ 19:43:49, in Eventi, linkato 8822 volte)
Venerdì 12 marzo diretta su Radio Maria da Campocavallo.

Alle 16,45 inizieremo con il Santo Rosario, seguirà la Via Crucis.
Chi non può essere con noi fisicamente accenda la Radio!
Ave Maria!
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Di Admin (del 11/03/2010 @ 14:54:32, in Attivitą della Parrocchia, linkato 9683 volte)
Per tutta la durata della quaresima, ogni giorno dal lunedì al venerdì c'è l'Adorazione Eucaristica dalle 8:30 alle 12.
Si svolge nella cappellina delle confessioni, come l'Adorazione notturna. Però alla mattina si accede alla sala dall'interno del Santuario, sulla sinistra.
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Di Admin (del 11/03/2010 @ 14:46:44, in Attivitą della Parrocchia, linkato 18157 volte)
Dalla vigilia del Corpus Domini dell'anno scorso, tutti i sabati sera abbiamo l'Adorazione notturna, a partire dalle 21 fino alle 5:30 della domenica mattina.
Momenti di preghiera comunitaria (rosari, altre corone, visite di S.Alfonso) sono intervallati da periodi di silenzio di circa mezz'ora.
Al momento (fino a che non si fa un po' più caldo) l'Adorazione si svolge nella sala delle confessioni. Si entra dall'ultima porta a sinistra nella facciata del Santuario.
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